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simone speranza in the zone warm up sessione
Stefano Atzei

Stefano Atzei

Una sessione di poker accanto a Simone Speranza

Avete mai visto un professional poker player all’opera?

Ok, magari qualcuno (o qualcuna) di voi fa già questo per lavoro (o perlomeno ci prova) e comincia a storcere il naso, ma vi assicuro che anche se il poker occupa già un ruolo centrale nella vostra vita tra queste righe potete trovare degli spunti interessanti.

Lavoro in questo settore da quasi 7 anni (non come giocatore s’intende) e vi assicuro che quanto ho avuto modo di vedere stando accando a Simone Speranza in una delle sue sessioni quotidiane esula dal normale o perlomeno, da quel che ognuno di noi annovera nel concetto di “standard”.

L’approccio di un professionista

Ebbene sì, una delle cose che mi ha stupito sin dall’inizio è stato vedere in che modo Simone si approcciava ad una sessione di poker.

Avete mai sentito parlare di warm-up pre-sessione? Una sorta di riscaldamento da effettuare prima di buttarsi a capofitto sui tavoli.

Una di quelle cose che si sente dire in giro per ottimizzare le performance ma che, in fin dei conti, in pochi mettono in pratica. 

E invece stavolta la questione è seria, la sessione inizia alle 19.00 e Spera, puntuale come un orologio, alle 18.30 è già agli Studios: caffé, qualche battuta sulla giornata, un po’ di ordine sul suo desk e nel giro di 10 minuti è già in postazione.

Dalla scrivania accanto sbircio un po’ il da farsi, lo vedo smanettare con un software di analisi e ingenuamente chiedo:

Ma non dovevi giocare?

Sì, ma prima rivedo sempre qualche situazione di gioco, fa parte della mia routine, è un modo per non entrare a freddo in sessione ma arrivare mentalmente più preparato.”

Amen.

In sessione con Spera91

La mezzanotte si avvicina, ho ancora qualche tavolo aperto ma la sensazione è che di lì a poco (salvo raddoppi miracolosi) non ne rimarrà nemmeno uno. E infatti è così.

Non avendo alcuna intenzione di aprire altri tornei, mi piazzo accanto a Simone che invece ha ancora 7 tavoli con diverse deeprun in corso:

Ti secca se mi metto qui?

No, figurati, ma non sarò di troppe parole.”

Effettivamente non si chiacchiera tanto, ma per il solo fatto di esser lì comincia a spiegarmi il perché di alcune scelte, facendomi anche qualche domanda su cosa avrei fatto al posto suo e per quale motivo.

Col passare del tempo i tavoli si riducono e quella che doveva essere una semplice sbirciatina diventa una vera e propria lezione di poker.

Come pensa un poker pro

Sono le due inoltrate e ci sono ancora 3 tornei in ballo con premi davvero interessanti, almeno per uno come il sottoscritto che non fa questo di lavoro.

Per oltre due ore rimango come in trance ad ascoltare ogni singolo passaggio delle giocate più significative, è fantastico poter entrare nella testa di un professionista mentre è in azione e scoprire in che modo ragiona.

Mi sembra di capire tutto alla perfezione, anche il quadro del gioco pare essere estremamente più chiaro ed è proprio in quel momento che mi rendo conto di un aspetto importantissimo: la consapevolezza.

In qualsiasi scelta, in qualsiasi occasione e a prescindere dalla fase del torneo: la pressione di un tavolo finale, l’ansia nell’attesa di un fold da parte dell’avversario in una situazione delicata, il timore di vedere le percentuali ribaltarsi…

Insomma, quelle emozioni che condizionano le late stage dei comuni mortali e che, nel caso di Simone, sembrano non esistere.

Al loro posto una calma e una serenità che mi lasciano sbigottito. 

Un passo avanti

Due tavoli finali in corso, uno dei quali in fase 5 left, mentre l’altro è appena cominciato. 

Nel torneo dove ha più spazio di manovra Simone si trova a spararne due in bluff per poi rivalutare all’ultima strada di gioco:

Questa carta è bellissima per noi, con la nostra combo non blockeriamo la porzione del range avversario con cui avrebbe potuto chiamare sia flop che turn, inoltre per noi si tratta del miglior bluff perché a nostra volta blockeriamo quella parte con cui invece potrebbe decidere di chiamarci anche al river. E poi c’è la pressione ICM…

Premetto che nel vedere la mano in diretta ho avuto anch’io la sensazione che si potesse bluffare, ma posso anche dirvi che poche altre volte nella vita lo avrei fatto con la stessa leggerezza come quella che provavo dopo aver sentito la sua spiegazione.

La morale di tutto ciò? 

Giocare a poker con una solida base di conoscenze è non solo più profittevole, ma anche estremamente più divertente!😃

P.S. Per gli amanti della cronaca, uno dei due tornei è finito in bacheca, l’altro si è chiuso con un 4° posto.

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