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Redazione ITZ

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Tom Dwan vs Phil Ivey, quando i mostri sacri arrivano allo scontro con trips

In questi giorni sta andando in onda sul canale streaming Poker Go l’ottava stagione di High Stakes Poker, uno dei format televisivi più seguiti dagli appassionati di Texas Hold’Em.

La formula è senza ombra di dubbio intrigante: sportivi e businessman amanti del poker si confrontano in ricchissime partite cash game coi più acclamati professionisti delle due carte.

Nelle undici puntate andate in onda finora, probabilmente, il picco di interesse si è raggiunto quando allo stesso tavolo si sono trovati seduti tre mostri sacri del poker, anche se per motivi molto diversi, come Phil Ivey, Tom Dwan e Phil Hellmuth. Con l’aiuto di coach Matteo Azzola analizziamo una mano che ha visto impegnati i primi due.

LA MANO

Ecco la grafica della mano che riassume tutta la action strada per strada. A tutti gli effetti, a questi livelli, vista l’immagine non certo passiva dei giocatori coinvolti, un trips con top kicker contro un trips con second kicker deve essere considerato un cooler?

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Le linee dei due mostri sacri sono le uniche possibili o in qualche strada si poteva giocare diversamente? E i range di Ivey e Dwan come sono composti e come vengono definiti man mano che lo spot avanza? Prima della analisi ecco la premessa del nostro fisico teorico:

“La mano è da definirsi abbastanza standard nel postflop: cerchiamo di analizzare nel complesso i range dei due giocatori e come avrebbero dovuto comportarsi con essi.”

Preflop

Quando ho definito la mano standard ho specificato nel postflop, perché nel preflop avrei qualcosa da ridire per quanto riguarda il flat da small blind di Dwan, ma ci arriveremo a breve.

Apre Ivey da cutoff e possiamo abbozzare un range di open composto da circa il 27-30% delle combo, in particolare dalle seguenti mani: 22+, A2s+, A8o+, 54s+, K3s+, Q5s+, J7s+, T7s+, più tutte le broadway off e qualche one-gap suited connector medio come 97s.

La parola passa a Tom Dwan sullo small blind con A5s, una ottima mano da inserire nel range di 3bet da small blind sulla apertura da ogni posizione, blockerando parte del top range del nostro avversario ed avendo una buona giocabilità postflop.

Da small blind difatti si cerca di non flattare mai gli open di altri giocatori, in quanto se gli avversari sono svegli ci troveremo a giocare fuori posizione contro un giocatore capace e con un range cappato.

Difficilmente ci capiterà di flattare TT+, AT+, e le broadway suited, di conseguenza se forziamo il nostro range ad avere un flat da small blind ci ritroveremo con un range composto principalmente da pair medio basse, Axs bassi e connectors medio-bassi.

Insomma non una situazione ottimale: se non dovessimo hittare un buon flop dovremo giveuppare, o peggio ci troveremo a reversare e perdere più soldi del previsto. Se come previsto da qualsiasi gioco cash game fosse presente anche la rake, spesso molti flat e molte difese non risulterebbero nemmeno a valore atteso positivo perché andremmo a perdere anche una piccola parte dell’eventuale pot che vinceremo le poche volte che riusciremo a coolerare il nostro avversario, rendendo quindi il flat nel lungo periodo non profittevole.

Tutto questo considerando anche che se flattiamo da SB apriamo la possibilità che il giocatore da BB si aggiunga alla festa più volentieri, ritrovandoci in una situazione ancora peggiore di quella precedentemente descritta. Addirittura un giocatore su big blind attento potrebbe persino squeezare e farci foldare gran parte del range con cui abbiamo flattato, perdendo di conseguenza anche i soldi investiti nel call.

In questa situazione specifica dovrebbe esserci anche lo straddle, e questo significa più soldi nel pot che renderebbero la 3bet ancora più golosa per così vincere il pot preflop – come effettivamente sarebbe andata la mano contro più della metà del range di open di cutoff.

Difatti Tom Dwan, ben conscio di tutto questo, giustamente decide di… FLATTARE dallo SB 🙂 Perfetto, diciamo che avrà ‘miscliccato’, anche se ad un tavolo live.

Proviamo però ad abbozzare un range di call da SB e per farlo userò il range di call da BB eliminando una buona parte delle 3bet polarizzate che di solito si hanno da BB per metterle nel range di call.

Quindi Dwan avrà nel suo range le pair da 22 fino a 88-99, sperando che ogni tanto almeno queste vengano 3bettate, gli A2s-A9s, qualche AXo medio alto come ATo-AJo, tutti i Kxs e Qxs medio bassi, J5s-J9s, i connectors, 1-gap e 2-gap e le broadway off.

Flop

Il flop è 9-7-5 rainbow e supponendo che Ivey giochi una strategia mixata di bet con size piccola o check, su questo tipo di board medio connesso, la sua combo specifica dovrebbe essere mixata in entrambi i rami, essendo una coppia floppata con un ottimo kicker.

Molta gente che gioca mixato questo flop missa spesso delle bet con queste mani, ma se andiamo a vedere come il nostro avversario deve difendere vedremo che K-5, quando bettata, è una bet per value e protection contro una parte del range di oppo. Quest’ultimo difatti dovrà difendere con molte delle sue overcards, tutti i progetti e le underpair 22-44, senza contare i 5x peggiori.

Molto spesso su questi board i nostri avversari difenderanno anche male contro la nostra cbet, magari andando a difendere troppe combo in call rispetto a quanto dovrebbero, aprendosi quindi ad un exploit enorme da parte nostra. In ogni caso Ivey decide di mettersi sul ramo del check e si va di conseguenza al turn.

Turn

Il 5 fiori che cade al turn è un disastro per Ivey perché entrambi i giocatori hittano trips e quando questo succede non c’è modo per Ivey di evitare di perdere soldi, soprattutto contro un giocatore aggressivo come Tom Dwan.

Su questo 5 Dwan ha una decisione da prendere: leadare o mettersi in check-raise? Chiaramente il 5 è una ottima carta per big blind – ops per small blind, scusate il refuso – così come lo sono tutte le carte basse che vengono di conseguenza leadate ad alta frequenza sia con molti nuts (top pair, scale, trips e full) sia con molti bluff.

Bluff che su questo spot sono abbastanza facili da individuare perché sono composti da tutti i gutshot (8x e 6x JT) e le bilaterali. Quando decidiamo invece di check-raisare il nostro A-5, cosa che mi piace molto a dire il vero, dobbiamo anche essere consci di quello che è il nostro range di check-raise, altrimenti rischiamo di rientrare nella macrocategoria dei player che check-raisano perché hanno A5 ma che bettano tutti i bluff, rimanendo quindi scoperti di bluff nel ramo check-raise.

Tenersi delle combo di 64-63 oltre a degli 8x e 6x nel ramo di check-raise direi che è la cosa migliore da fare, se decidiamo di avere delle trap con qualche trips e magari qualche full.

In ogni caso Dwan
checka e Ivey betta finalmente il suo trips. Unico appunto è la size scelta da Ivey, che avrei preferito un poco più grossa di 1/3 pot. Check-raise di Dwan e facile call di Ivey con K5.

River

Il river 3 chiude scala con il famoso 64s che Dwan avrebbe dovuto check raisare per bilanciamento al turn. A5 è una chiara e facile bet quindi non mi dilungherò oltre, ma quali sono i bluff veri su questo river?

Chiaramente quei 6x che Dwan avrebbe dovuto inserire nel range di check-raise bluff al turn, come per esempio J6/Q6/K6. Credo che gli 8x dovrebbero essere giveuppati perché blockerano praticamente tutto il range di fold dei progetti missati dell’avversario, anche considerando che Ivey non dovrebbe avere scala con 86 nel suo range.

Phil Ivey si trova di fronte ad un call abbastanza facile, non tanto perché Dwan potrebbe bluffare quelle combo, ed eventualmente anche altre vista la sua nota aggressività, ma perché batte anche parte del value range del suo avversario, ovvero i 5x peggiori che decidono di giocare così.

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