Il poker è un gioco a prova di… Tilt!

Non è certo un mistero che le mille e una via tracciate dalla dea bendata sul nostro percorso da poker player possano portare a dei momenti in cui le certezze vacillano, la rabbia prende forma concreta e i nostri risultati colano a picco.

Una delle peculiarità di un giocatore professionista è proprio l’autocontrollo, una skill che ha sì a che fare con l’aspetto mentale ma che è strettamente connessa al grado di consapevolezza raggiunto sul proprio gioco e sul gioco in generale.

Ne abbiamo parlato col nostro Simone Speranza, che a riguardo a qualcosa di molto interessante da raccontarci…

Awareness

Ci sono giocatori che sul loro talento, istinto o chiamatelo come preferite, hanno costruito una carriera.

Pensare di poter fare la stessa cosa al giorno d’oggi è qualcosa di impensabile, perché avere soltanto ‘quella cosa lì è estremamente limitante.

Per quale motivo? Perché non si sviluppa consapevolezza, specie quando le cose vanno male.

La durata della carriera di chi non studia penso sia veramente limitata oltre che esposta maggiormente alle oscillazioni della varianza.

Basta un nulla per perdere le proprie convinzioni e, specie in momenti di run sfavorevole, cominciare a mettere in atto dei piccoli accorgimenti basati sull’esito delle giocate precedenti e non su un’analisi a 360° del gioco.

Capita poi di prenderne coscienza solo dopo qualche anno, realizzando di aver modificato degli aspetti che lo hanno fatto diventare drasticamente EV meno rispetto a prima.

E poi ricordiamocelo, il poker è un gioco fanta-altalenante, quindi condizionato da un’infinità di fattori: avere una buona base di conoscenza accresce la consapevolezza in quel che si fa e anche se i risultati ci vanno contro quella consapevolezza rimane.”

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Il downswing alle WSOP

Quando ho swingato 100K quest’estate non ho mai perso la consapevolezza.

Ho riscontrato che stavo giocando coi piedi, trasmettere in streaming ogni sessione in tornei dal buy-in così elevato è stato un fattore di stress che non avevo considerato, inoltre avevo anche qualche problema dal punto di vista mental.

Nonostante ciò non ne ho fatto un dramma ma ho cominciato a lavorarci sù: non mi sono mai sentito l’ultimo degli stronzi così, da un giorno all’altro.

Saper reagire ad un periodo negativo è una caratteristica fondamentale per un giocatore.”

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La medicina per il tilt

Alti e bassi sono una costante in tutta la carriera di un poker player e per risalire ci sono solo due modi.

O si va in alto per un colpo di fortuna o semplicemente si lavora per aumentare la propria consapevolezza in attesa che il lungo periodo ci dia ragione.

E con long term intendo 20 anni, non qualche annetto, uno non può sperare fare il professionista per 20 anni solo grazie al talento.

Che poi avere talento sia importantissimo per esprimersi ad alti livelli questo è fuori discussione, ma nel 2020 non è quello a far davvero la differenza.


 

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