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Stefano Atzei

Stefano Atzei

Tre considerazioni post Sunday Million su cui riflettere

Abbiamo dovuto attendere parecchio prima che la room leader in Italia proponesse nuovamente un torneo di spessore come il Sunday Million conclusosi martedì mattina, dopo una maratona tanto estenuante quanto remunerativa (almeno per chi è arrivato al tavolo finale).

Tra il serio e il faceto prima del Day2 abbiamo scambiato due chiacchiere con Eugenio Sanchioni (chi si fosse perso l’intervista può rimediare cliccando QUI) e alcune delle perplessità emerse (ma non pubblicate lunedì) si sono rivelate fondate. Una su tutte, la struttura.

Ecco tre punti su cui, secondo il nostro parere, sarebbe opportuno lavorare il ottica futura…

Un torneo “eccezionale”

Già, il Sunday Million è una sorta di mosca bianca nel palinsesto delle “punto it”, un torneo di proporzioni mastodontiche rispetto a quel che siamo abituati a trovare quotidianamente.

Abbiamo dovuto attendere ben 4 anni per rivedere un prizepool superiore al milione di euro e la verità è che questa attesa è stata a dir poco eccessiva. Specie se consideriamo l’anno appena trascorso, nel quale il traffico online ha subito un’impennata importante.

Tornei come il Sunday Million catalizzano l’attenzione di tutti, anche di quelli che il poker lo masticano di tanto in tanto senza alcuna aspirazione di diventare professionisti o fare di questo gioco un lavoro.

Perché comunque un premio da 100mila euro a fronte di una spesa irrisoria (appena 250€) è qualcosa che fa gola a chiunque, specialmente per la natura aleatoria del gioco che consente a tutti di poter ambire alla vittoria senza necessariamente essere un top player.

Insomma, non soltanto una possibilità concreta in termini economici per i fortunati finalisti ma un’ottima pubblicità per l’intero movimento in termini di interesse generale.

Pare legittimo chiedersi quindi, per quale ragione un torneo di questa rilevanza non venga organizzato perlomeno ogni anno, se non a cadenza semestrale o addirittura trimestrale.

I numeri hanno sempre dimostrato che di fronte agli eventi importanti i giocatori rispondono in maniera positiva, perché non osare qualcosa in più , specialmente ora?

Una struttura da rivedere?

Venti minuti a livello nel corso del Day1, 15 previsti per il Day2, con registrazione tardiva ancora aperta all’inizio della seconda giocata di gioco.

Una scelta che va in controtendenza quel che ci si aspetta da un torneo iper-tecnico come il Sunday Million.

Non sarebbe stato meglio il contrario, ovvero 15 minuti al Day1 e 20 al Day2? In questo modo probabilmente avremmo evitato un gioco stagnante nelle prime ore del torneo e una miglior struttura per i superstiti, quando i premi cominciano a fare la differenza.

Non mettiamo bocca sulla scelta del formato, in quanto siamo ben coscienti che i tornei a taglie consentano una miglior redistribuzione del prizepool (il che va indubbiamente a vantaggio degli amatori, la cui tutela è fuori discussione) anche se il formato freezout per un torneo simile rimane una scelta inequivocabilmente azzeccata per gli amanti del poker sportivo.

Sul “dot com”, i Main Event delle Series più importanti vengono strutturati su 3 Day, e non vediamo come mai non si possa fare altrettanto sul “punto it”, visto che la terza giornata di giochi sarebbe appannaggio dei soli finalisti che, essendosi assicurati già un buon premio non avrebbero alcuna remora nello schierarsi per il terzo giorno di fila.

E soprattutto non si dovrebbe arrivare alle fasi più importanti a mattino inoltrato, laddove è richiesta maggior concentrazione e lucidità.

Account sharing e affini

Che il problema dei multi accounting o dell’account sharing sia qualcosa di concreto (specie in Italia) è un dato di fatto, così come sono concreti gli sforzi che le poker room profondono nel tentativo di arginare o ridurre il problema.

Quel che capita ad ogni evento di tali proporzioni però, è che tra i finalisti compaiono spesso degli utenti particolarmente fortunati in grado di invertire improvvisamente una tendenza negativa, passando da un estremo all’altro con una facilità disarmante.

Chiunque può riuscire nell’impresa di centrare un obiettivo di prestigio nonostante una carriera così così, è assolutamente possibile e non siamo qui certo a muovere accuse contro il nulla o contro la casualità degli eventi.

Resta il fatto che, dando uno sguardo ai grafici dei finalisti pubblicati dai colleghi di Italiapokerclub.com, la domanda ce la si fa eccome.

Prendiamo ad esempio il 6° classificato, “darkmirk”, che prima di schierarsi al Sunday Million si è preso una pausa di quasi 10 anni (la sua penultima partita risaliva al 2012). Siamo ben contenti di apprendere che, nonostante gli anni di stop, la ruggine sia sparita d’improvviso e che il giocatore in questione abbia raggiunto un ottimo piazzamento, anche se conoscendo la situazione in Italia, come dire, a pensar male si fa peccato ma talvolta ci si azzecca pure…

Stesso discorso per quei giocatori che, come il 3° classificato “Pantarei77”, riescono a centrare un big shot dopo appena 300 partite giocate: ci piacerebbe poter celebrare con gioia questi traguardi ma purtroppo, anche dietro una vera e propria impresa, la sensazione è sempre quella che le cose potrebbero non essere come appaiono.

Detto ciò, si deve sempre partire dal presupposto che le poker room tutelino l’integrità del gioco e, fino a prova contraria, rivolgiamo dei sinceri complimenti a tutti i finalisti perché una cosa è certa, arrivare al tavolo finale del torneo più importante dell’anno è qualcosa di straordinario.

Ora sta a voi dirci cosa ne pensate a riguardo lasciando un commento sulla nostra Fanpage!

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