La soul read trasmette un senso di onnipotenza a chi la mette in atto.

Pieno controllo della situazione, dominio totale sull’avversario, appagamento.

Si sente spesso dire che il confine tra genialità e idiozia nel poker sia quantomai labile e uno degli esempi più lampanti lo abbiamo proprio quando ci affidiamo esclusivamente al nostro sesto senso.

Per capire meglio il peso da attribuire alla nostra capacità di lettura abbiamo chiesto a Davide Marchi, che attraverso un racconto ci ha spiegato quanto il nostro intuito, talvolta, possa indurci a commettere errori grossolani.

Quella volta all’IPO

Specie agli inizi della mia carriera ero più concentrato nel non dare informazioni più che nel carprile dagli altri.

Qualche volta però ho provato ad affidarmi più che in altre circostanze al mio sesto senso e il risultato è stato quello di prendere delle cantonate micidiali.

Ricordo ancora benissimo, nel periodo delle guerre preflop MTT, quando all’IPO (un torneo dal field piuttosto morbido dove le spewate sarebbero da evitare come la peste) mi trovai a 5-bet shovare con A-xs contro la 4-bet di un signore che secondo la mia logica avrebbe potuto ‘combinarla’ in quel frangente.

Il fatto è che, dopo la 4-bet, mi sembrava moooolto agitato. Agitato, non eccitato.

Il perché l’ho capito solo dopo aver ricevuto il call: aveva A-K ed era sì disposto a giocarsele tutte ma non era per nulla felice di farlo!

Il lupo perde il pelo…

Di situazioni al limite un giocatore di poker ne affronta a bizzeffe e l’episodio raccontato da Girex non è un caso a sé stante:

La stessa cosa mi è successa in una dinamica differente, dove mi trovo al river con un bluff-catcher e l’avversario che, dopo aver fatto all-in, sembrava teso come una corda di violino…

Alla fine chiamo e capisco il motivo del suo nervosismo: aveva appena shovato una mano di medio valore trasformandola in bluff senza nemmeno sapere bene il perché ed era giustamente preoccupato che io potessi chiamarlo con una migliore.

Ora, raccontate non sembrano troppo divertenti ma vi assicuro che quando ti trovi a 5bet/shovare all’IPO a 50 left con A-x (solo perché l’avversario che ti ha 4-bettato trema tutto manco stesse a morì) e dopo che hai fatto all-in comincia a sbuffare, imprecare (ma fa call lo stesso) e ti presenti con ‘sto A-3 suited, fa ridere sul serio…

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Che peso dare alla soul read

I giocatori più inesperti, parlo di tornei live ovviamente, possono essere massacrati da chi ha più esperienza sotto questo aspetto.

Parliamo però di occasionali che col poker dal vivo hanno pochissima dimestichezza, perché tendenzialmente dopo qualche torneo giocato uno comincia ad avere percezione di sé e corregge quelli che possono essere i tell più gravi.

In generale il più comune è voler dimostrare il contrario di quel che si ha in mano, cioè fingere preoccupazione con il punto nut e ostentare sicurezza quando si è in bluff.

Un altro piuttosto frequente è guardare le chip subito dopo aver puntato (aver hittato un punto) o riguardare le proprie carte quando sul board ce ne sono 3 dello stesso seme (nella maggior parte dei casi il giocatore in questione non ha una mano suited, altrimenti si sarebbe ricordato il seme).”

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I tell nel poker online

Anche se in misura ridotta il discorso sui tell si estende al poker online, sebbene per ragioni differenti:

Contro gli occasionali la dinamica più frequente è snap-call/valore medio o draw. Questo perché con mani diverse il giocatore avrebbe avuto bisogno di qualche secondo in più per prendere in considerazione il raise o il fold.

Ogni tanto capita anche contro qualche regular che non sempre fa action veloce e che snap 3-betta da BB o 4-betta da BTN: possiamo presupporre che il più delle volte non abbia mano che va ‘mixata’ quindi lo si polarizza più verso il top del range.

Per mani che vanno mixate infatti, avrebbe dovuto prendersi il tempo per ricordarsi/pensare con che frequenza farlo con una determinata combo, controllare eventualmente l’output del randomizzatore e fare azione…

Io cerco sempre di prendermi almeno due o tre secondi prima di fare azione, anche se di fronte a me ho una decisione semplice.

Infine, un’altra informazione importante è quando si incontra un regular che ‘fa tutto snap’. Questa attitudine ci dice molto sulla sua strategia e sul suo modo di studiare o approcciare il gioco.

Salvo eccezioni avremo davanti un reg che tenderà a semplificare il più possibile le strategie sulle varie street, includendo spesso strategie pure al flop (es. “full bet range” o “full check range”).

Lo stesso dicasi per il turn, dove possiamo presupporre che difficilmente riuscirà a trovare delle bet ‘non intuitive’ (spesso si tratta proprio di quelle no-equity), perché per quelle oltre allo studio post sessione ci vuole un minimo di competenza per ragionare sui range in gioco e sui blocker/unblocker, oltre a dover decidere con quale frequenza bettare o meno una combo.

Anche per quanto riguarda le mani di valore (compatibili quindi con una second barrel per valore) che magari in frequenza bassa andrebbero checkate, si tratta di probabili check behind che chi fa action troppo “snap” spesso non riesce a mettere in atto.

E tu cosa ne pensi delle considerazioni di Davide Marchi?

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