Sapere che cos’è un solver e come funziona è fondamentale per comprendere il poker in chiave moderna.

Dalla metà degli anni ’10 i software di calcolo hanno fatto un passo in avanti importante, aprendo le porte a un nuovo modo di studiare il poker.

Se fino a qualche anno prima disporre di un programma come ICMizer (un software che ci aiuta a calcolare una situazione preflop in base al modello ICM) poteva essere qualcosa di avanguardistico, il salto fatto in avanti coi solver (che hanno consentito di analizzare uno scenario di gioco portandolo fino al river) è a dir poco sensazionale.

Grazie al contributo di Marco Speranza, che da diversi anni lavora con i solver, proviamo a capire di che si tratta più nel dettaglio, cominciando dalle basi.

Cosa è un solver?

Un solver è semplicemente un programma di calcolo che riesce a calcolare l’EV di ogni singola mossa all’interno di una mano con massimo due giocatori coinvolti.

Calcoli che manualmente sarebbe quasi impossibile fare, almeno per quanto riguarda quelli più complessi, basati sui principi matematici dell’equilibrio di Nash.

Certo, vi è una grande differenza tra l’analisi di uno spot portato fino al river e quella di una dinamica preflop: per analizzare il call ad un all-in infatti, possiamo utilizzare un solver preflop come Equilab (calcolatore di equity e pot odds) ed avere un’idea generale sul da farsi.

Se invece lo scenario di gioco è più complicato e vogliamo capire in che modo il nostro avversario potrebbe reagire a una nostra azione per trovare una contromossa ideale, i solver più evoluti (come Piosolver) sono gli strumenti che fanno maggiormente al caso nostro.

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Come funziona un solver?

Un solver è uno strumento molto potente e allo stesso tempo pericoloso se non lo si sa maneggiare nella maniera opportuna.

L’obiettivo di un solver è quello di fornirci le soluzioni migliori per estrarre il massimo dell’EV da uno scenario, prendendo in considerazione tutte le possibili variabili esistenti.

Le “soluzioni” si basano ovviamente sulla Game Theory Optimal (LEGGI ANCHE: GTO, COSA E’ E A COSA SERVE) e presuppongono (di default) che il nostro avversario a sua volta sia perfettamente a conoscenza della GTO.

Nella realtà però questo non accade, perciò dovremmo essere noi a fornire degli input al solver, tarati su quelle che sono le specificità dell’avversario o del field che andremo ad incontrare.

Va da sé che inserendo dei dati sbagliati le risposte che il solver ci fornirà andranno di conseguenza.

Facciamo un esempio pratico: decidiamo di analizzare un call ad un all-in preflop.

  • inseriamo la nostra combinazione di carte
  • inseriamo il range dell’Opponent
  • attendiamo la risposta

Se il range dell’avversario corrisponde a quello corretto il risultato potrebbe esserci d’aiuto, se invece le nostre considerazioni sono errate potremmo prendere una cantonata ancora più grande fidandoci ciecamente della risposta del solver.

Quando si analizza uno spot è sufficiente dimenticare anche un solo dato, come ad esempio la possibilità che l’Oppo effettui un rilancio in una delle street contro una nostra eventuale puntata, per ottenere un risultato completamente diverso da quel che realmente accade.

Ecco perché. prima di mettersi su un solver e trattarlo alla stregua di un oracolo, bisogna sapere che cosa si ha davanti e come maneggiarlo.

Perché utilizzare un solver?

Ci sono due ragioni principali per utilizzare un solver:

  • aumentare la consapevolezza del modo in cui investiamo le nostre chip (e quindi i nostri soldi)
  • aiutarci a fissare nel nostro C-game tutti i nuovi argomenti trattati in fase di studio.

Per quanto concerne la consapevolezza si tratta di qualcosa di molto intuitivo da capire.

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Se siamo sicuri che lo scenario su cui stiamo studiando ha avuto gli input corretti, la nostra consapevolezza su una determinata situazione di gioco aumenterà, a prescindere dall’esito più o meno positivo del singolo colpo.

E’ proprio grazie allo studio che un giocatore capisce quando e come dovrà perdere in uno spot (perché nel poker ci capiterà innumerevoli volte di perdere) in modo da mantenere un buon mental game nel corso della sessione.

Il discorso sul C-game invece è un filo più complesso, perché si tratterà di qualcosa che emergerà soltanto quando cominceremo a giocare male.

Per migliorare il nostro gioco dobbiamo puntare a implementare il nostro C-game piuttosto che pensare all’A-game e i solver, in questo, sono fantastici.

Anche solo esercitandoci ad esaminare scenari simili con dei solver preflop come Equilab o HMResources, cominceremo a memorizzare dei pattern che possono essere utili a partita in corso perché ci consentiranno di adattarci alle varie situazioni senza pensarci troppo.

I regular stranieri più forti utilizzano magistralmente i solver da diversi anni e per tenere il passo con l’evoluzione che il gioco sta subendo è assurdo, al giorno d’oggi, pensare di fare il professionista senza avere una buona dimestichezza con i nuovi strumenti di calcolo.

E voi in che esperienza avere coi solver? Scrivetecelo lasciando un commento sulla nostra Fanpage!

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