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Stefano Atzei

Stefano Atzei

Perché aprire una scuola di coaching se si vive già bene col poker? – con Simone Speranza

Nell’ultimo mese, come avrete potuto notare, abbiamo spinto tantissimo sui nuovi corsi.

Un po’ perché è proprio questo l’obiettivo di In The Zone, formare nuovi giocatori attraverso le conoscenze apprese negli anni, un po’ perché andiamo orgogliosi di quanto fatto fino ad ora (altrimenti sarebbe davvero difficile metterci la faccia, credeteci…)

Tra i tanti messaggi che abbiamo ricevuto sui social, sia in chat privata che nei commenti ai post, ce n’è stato uno che è saltato subito all’occhio perché nella sua semplicità (nonostante il tono quasi accusatorio) racchiudeva una domanda legittima, che qualcuno di voi probabilmente si sarà già posto.

Parafrasando il commento, il senso del messaggio, rivolto ovviamente al nostro head coach Simone Speranza, era il seguente: “Ma se col poker si vive così bene che bisogno c’è di insegnare le strategie agli altri? Non sarà che si tratti di una messinscena?

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La risposta di Simone Speranza

“La domanda è sicuramente legittima, ma ridurre tutto ad una questione economica sarebbe sbagliato. Faccio il coach da diversi anni, insegnare è una passione che ho ed è anche un ottimo allenamento per il mio cervello quando non gioco.

Non avrebbe senso investire così tanto tempo e risorse in un progetto senza che vi siano delle motivazioni che vanno oltre il denaro.

Fino ad ora gli italiani che hanno avuto successo nel poker, parlo dei top, hanno sì costruito un bell’avvenire per sé ma non hanno tracciato la strada per gli altri, semplicemente perché nessuno di loro coacha o ha mai coachato seriamente.

Questa indubbiamente è una delle ragioni (assieme alla liquidità chiusa) che ha portato il field italiano a non stare al passo con i giocatori stranieri: le informazioni non circolavano se non tra cerchie ristrette e il livello dei nostri giocatori rimaneva statico.”

Non fate lezione con me!

“Potrebbe sembrare uno scherzo ma c’è un fondo di verità. Alla maggior parte delle persone che mi scrive in privato infatti, sono io il primo a consigliare di non cominciare con me se non si è già ad un livello di competenza discreto.

Il costo delle mie ore di coaching è proporzionale allo step che sono in grado di far fare ai miei allievi, ma se uno deve ancora imparare le basi è inutile spendere 200 euro all’ora per imparare qualcosa che si potrebbe fare benissimo attraverso i video-corsi o con un percorso (più economico) assieme ad altri coach della scuola.

C’è chi preferisce sentire le cose da me e può permettersi di spendere certe cifre, va benissimo, ma qualsiasi altro coach della scuola è in grado di indirizzare e seguire uno studente nel migliore dei modi, le lezioni con me dovrebbe costituire più che altro un upgrade, dopo che si sono appresi bene i fondamentali.

Coachare è controproducente?

Perché mai insegnare le strategie vincenti ad altre persone? Si domandava il nostro utente. Beh, la risposta a questa domanda è che… E’ la domanda stessa ad esser sbagliata!

Il poker è qualcosa di molto dinamico e conoscere le strategie di base è indispensabile per sopravvivere ai tavoli. Quando poi si incontra qualcuno preparato esistono livelli e livelli di pensiero o competenza, decine e decine di exploit possibili e infiniti scenari da analizzare.

Ci sarà sempre una debolezza da sfruttare e insegnare il poker non significa buttare edge dalla finestra, anzi:

“E’ come se Djokovic decidesse di non allenarsi con Musetti per non svelargli le sue strategie: in partita adotterà una serie di aggiustamenti che, per quanto uno possa copiare le sue tecniche, il suo stile rimarrà unico.

Lo stesso accade col poker, perché quanto imparato poi deve essere trasportato ai tavoli e non è così semplice mettere in pratica le cose, altrimenti sarebbero tutti dei fenomeni e così non è.

Se il coaching ha intralciato la mia carriera? In un certo senso sì, il tempo dedicato a realizzare i corsi, il sito, fare le lezioni e via dicendo è stato sicuramente tanto ed è stato sottratto al gioco, ma è una mia scelta e ne sono felice perché oggi, dopo appena un anno dalla nascita, ho tra le mani la miglior scuola di poker in Italia. E non è poco…”

E voi cosa ne pensate di quanto ha detto Spera? Scriveteci un commento sulla nostra Fanpage!

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