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Stefano Atzei

Stefano Atzei

La rinuncia che spezzerebbe il cuore ad ogni bambino – con Valerio Gianni

Qui si parla di poker, ma potremmo applicare lo stesso concetto a qualsiasi altro campo lavorativo: per raggiungere obiettivi ambiziosi occorre fare delle rinunce.

Così come ci si mette a dieta per migliorare la forma fisica, mettendo da parte spuntini notturni e schifezze varie, per giocare a poker occorre avere la mente libera (ciò non toglie che una corsetta ogni tanto la si possa fare ugualmente, eh).

E se la testa è troppo impegnata a occuparsi di cose futili, va a finire che non rimane più spazio per il resto. Il nostro “Sconquasso”, Valerio Gianni all’anagrafe, è di quelli che, quando trova una cosa che lo appassiona, la divora.

Al punto che le parti possono invertirsi e la stessa passione, il motore del tutto, se lo mangia. Per davvero.

Il sogno nel cassetto

Se avessi vent’anni oggi farei il pro gamer” – mi confessa Valerio nella chiacchierata di questo pomeriggio.

Ai miei tempi (Valerio ha 35 anni, ndr.) non c’erano proprio le condizioni per farlo, dalla connessione internet a tutto ciò che ruota intorno al mondo del gaming, schede grafiche, attrezzatura di ogni tipo. Ma è sempre stata la mia vocazione.”

La passione per i videogiochi, per quelli nati negli anni ottanta, è qualcosa di difficile da spiegare alle altre generazioni. Nel cuore di ogni bambino allevato a Commodore 64, Nintendo, Master System e affini, il livello che il settore del gaming ha raggiunto equivale alla realizzazione di un sogno.

Siamo quelli che si esaltavano per l’espansione gialla sulla cartuccia di Fifa94 o che gioivano intimamente quando nel gioco c’era del parlato (e con del parlato intendo cinque parole sputate inserite nel gioco).

Gli stessi che fantasticavano su come sarebbero stati i giochi del futuro basandosi sulle introduzioni in .fmv, che puntualmente risultavano spaziali (per contrasto) rispetto alla grafica del gioco in questione.

“Song2” dei Blur è diventata per molti “la canzone di Fifa”, non solo perché ti gasava appena accendevi la console, ma perché avere una tracklist vera e propria su un videogioco era qualcosa di fuori dal mondo per chi veniva dall’epoca delle cartucce a 16bit.

Un taglio netto

Valerio ha tutte le console, o meglio le aveva. Sì, perché il punto di questo breve racconto è che uno come lui, cresciuto a pane e videogiochi, di punto in bianco ha venduto tutto e si è liberato dei suoi giocattoli preferiti:

“Ho deciso di eliminare tutto ciò che mi distraeva in maniera pesante dal poker e non è stato facile. Gioco ai videogiochi da quando ho due anni e mezzo e, nonostante in molti pensino il contrario, è stata una passione educativa.

Anche perché se ti capitava tra le mani un gioco senza la versione italiana dovevi sforzarti a capire la lingua. Ho imparato un po’ di inglese, ci mancava poco imparassi il giapponese quando uscì Winning Eleven! (il moderno Pro Evolution Soccer)

Il problema dei giochi di adesso è che ti coinvolgono mentalmente anche quando non stai giocando, ti invadono. Fifa non è solo Fifa, perché c’è l’applicazione per fare trading, poi arriva il giocatore, fai la sfida…

Quando mi sono reso conto che stavo buttando tonnellate di EV ai tavoli dedicando più tempo ai videogiochi che al poker ho preso una decisione drastica. Mi sono liberato di console e giochi, oltre un centinaio di titoli, e da marzo dell’anno scorso mi sono focalizzato esclusivamente sul poker.

Un hobby stressante

“Fare il poker player non è certo una passeggiata e alcuni giochi ti mandano proprio al manicomio, quindi mi son detto: ma che senso ha stressarmi anche nei momenti in cui vorrei semplicemente trovare un po’ di relax? Gioc are non mi divertiva più ma la frustrazione si aggiungeva a quella dei colpi persi.

Ho fatto anche un percorso con Nicola Valentini, con cui ci conosciamo da più di dieci anni, che mi ha aiutato tantissimo a livello di organizzazione e pianificazione del mio lavoro.

L’obiettivo è avere meno distrazioni possibili e sedersi ai tavoli per dare sempre il massimo. Io adesso, se non ho organizzato la mia postazione in modo impeccabile, con la bottiglia d’acqua al posto giusto, i software aperti, i tavoli messi in ordine, non comincio, stop. Ma da quel momento in poi il mondo attorno scompare.

Addio o arrivederci?

“E’ da un anno che ho cambiato marcia e mi ritengo molto soddisfatto. I videogiochi rimangono comunque una passione più che un passatempo, anche se ormai mi concedo soltanto una partita a Civilization, una volta ogni 15 giorni.

Mi sarebbe piaciuto diventare un pro gamer di Halo, nei periodi in cui ero Supernova Elite giocavo ad Halo 3… Se penso a quanto avrei potuto fare se avessi giocato solo a poker… Non farmici pensare!

Ora però ho trovato un nuovo equilibrio e non escludo che, con l’arrivo della nuova generazione di videogiochi, possa riprendere ma prima voglio recuperare il tempo perso col poker dal punto di vista dello studio.

L’unica console che mi son lasciato è la vecchia X-box. E’ lì, inscatolata, e non l’ho mai più aperta!”

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