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Stefano Atzei

Stefano Atzei

I pokeristi sono degli artisti mancati? Il punto di vista di Marco ‘Rayden’ Richetto

Lasciate stare che ieri sera il nostro Rayden si sia preso la scena vincendo il Bounty Builder 50 per 2.5K tra taglie e prima moneta, perché l’intervista era già in programma da qualche settimana visto il podio conquistato ad agosto nella classifica dei più vincenti dell’Academy.

E quando le cose vanno bene, come abbiamo ripetuto diverse volte tra queste pagine, i risultati non posso esser altro che una conseguenza.

Sì, ma bene in che senso, vi chiederete. In fondo a poker per fare in modo che vadano bene le cose bisogna avere una certa costanza nei risultati. Serve un graficone che tenda verso l’alto, per farla breve, no?

In parte è vero, forse lo è ancor di più per un professionista navigato, ma quando, come nel caso di Marco Richetto, la prima mano di Hold’em l’hai giocata a 34 anni e all’anagrafe non hai nemmeno superato i 40, il discorso cambia.

Ci sono tanti aspetti che vanno tenuti in considerazione e che non troverete su un grafico: ce li siamo fatti raccontare in prima persona dal nostro protagonista di quest’oggi e per scoprirli è sufficiente proseguire con la lettura…

Al giro di boa

E’ da quasi un anno che il progetto Rookies ha preso piede e manca davvero poco al giro di boa, tanto che cominciare a tirare le prime somme non sarebbe affatto un’eresia.

Marco veniva da un’annata particolarmente positiva ai tavoli online e il profit del 2020, complice anche il traffico esploso in tempo di pandemia, era qualcosa di difficilmente ripetibile con le conoscenze pokeristiche accumulate in passato.

Ecco quindi che, al netto dei guadagni maturati ai tavoli, il primo punto positivo riguarda proprio la consapevolezza acquisita in quest’anno di giochi:

“Avere un gruppo di studio come quello che ho al momento è uno dei vantaggi più grandi che possa avere rispetto a chi, come me, ha cominciato da poco col poker.

Studiare sui solver ti fa tornare coi piedi per terra ogniqualvolta pensi di aver raggiunto un livello discreto o aver capito qualcosa più degli altri: sono talmente tanti gli aspetti del gioco su cui lavorare che non si smette mai di imparare!”

I conti della serva

Numeri alla mano l’annata di Rayden fa segnare, al momento, un rassicurante +16K, di cui 6k macinati nelle room cosiddette minori, ma che minori non sono visto l’impatto che hanno sul ROI totale:

“Ho vinto 16mila euro puliti senza mai centrare uno shot, è questo uno degli aspetti che mi rinfranca maggiormente. Lo scorso anno è vero, ho vinto di più ma in mezzo c’erano 2/3 shot da oltre 10mila euro che hanno fatto la differenza.

Adesso la vera differenza la fanno il gruppo, la costanza nei risultati e la possibilità di confrontarmi con un field più preparato senza avere complessi di inferiorità.

Vorrei avere ancora più tempo a disposizione da dedicare allo studio perché tra poker e le mille altre attività che seguo è davvero difficile starci dentro, sotto tutti i punti di vista.”

I tornei salva-sessione

Uno dei cambiamenti principali nella schedule di Rayden riguarda l’aver aumentato l’average buy-in. Un dettaglio non da poco per uno che “il NOS lo si giocava solo col sat” e i tornei da 50 euro erano quelli al top della spending serale:

“E’ stato un salto importante e c’è ancora molto da lavorare, specialmente nei tornei full-reg dove è difficile avere un ROI positivo senza mai shottare, anche se i field sono piuttosto ristretti.

Uno dei miei segreti, se così lo si può chiamare, per non incappare in scivoloni clamorosi è sempre stato quello di includere tanti tornei più piccoli, quelli ‘salva-sessione” per intenderci.

Quest’anno ho fatto due risultati importanti al Big5, un torneo che molti reg snobbano e che invece a fine anno può fare la differenza visto l’atteso decisamente più alto rispetto agli altri. In una occasione son riuscito a vincere addirittura 2.5K, ovvero 500 buy-in in un colpo solo.

E’ proprio grazie ai tornei più piccoli che riesco, in questa fase caratterizzata principalmente dallo studio, a non fare troppi danni ai livelli più alti, dove la competizione si fa più serrata.”

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Il grafico MTT di Rayden su PokerStars.it

Così lontani, così vicini

Poker e rap, o meglio il mestiere del pokerista e quello dell’artista, sembrano due mondi apparentemente inconciliabili.

Eppure secondo Rayden non è affatto una coincidenza che il nostro amato giochino abbia stregato tantissimi nomi noti della scena rap italiana, da Emis Killa a 13Pietro (entrambi ospiti sul nostro canale Twitch) fino all’amico Ensi (che a breve potrete trovare proprio dalle nostre parti, ma preferiamo non spoilerare troppo al momento…):

“Per combinare parole e musica serve creatività e intelligenza, doti necessarie anche nel poker se si vogliono ottenere dei bei risultati. Non è un caso che tanti artisti talentuosi abbiano scoperto la loro passione per il poker e che di tanto in tanto si facciano anche qualche capatina ai tavoli.

Come mi vedono loro? Ho ricevuto tanta ammirazione e tanti complimenti per la mia scelta, sia per quanto riguarda il poker che per quanto fatto a livello musicale: sono stato tra i pochi a dire le cose come stavano quando ho smesso con la musica e la schiettezza alla lunga paga.”

Sempre più in alto

“Il mio rapporto con Simone? Fantastico, perché condividiamo lo stesso modo di vedere il business. Non bisogna limitarsi a fare soltanto una cosa ed è apprezzabile quel che sta facendo lui per la community pokeristica.

Se si ha la testa per fare le cose bisogna utilizzarla su più campi, il gioco va bene fino a un certo punto poi bisogna imparare a dedicare le energie anche ad altro e da Simone c’è tanto da imparare. Anche Ema è sulla stessa lunghezza d’onda e infatti anche con lui le cose vanno benissimo.

E poi, come detto all’inizio, lavorare quotidianamente con un gruppo giovane, forte e motivato è una spinta ulteriore che ricevo per far sempre meglio nel quotidiano.”

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