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Quanto vince un professionista
Stefano Atzei

Stefano Atzei

Quanto vince un professionista in Italia col poker online?

E’ la domanda principale a cui tanti appassionati e aspiranti grinder cercano di dare risposta prima di buttarsi a capofitto sul poker: ma quanto guadagna un professionista in Italia?

O più in generale, quanto si guadagna o quanto è possibile guadagnare giocando a poker online entro i confini nazionali?

Già, perché la vita del pokerista coi suoi orari bizzarri, la possibilità di viaggiare e le cifre a più zeri potrebbe sembrare una passeggiata se non si osserva il tutto dalla giusta prospettiva.

L’impatto che la varianza può avere sull’atteso di un professionista può essere devastante e non importa quanto si è bravi o quanto si studia perché nel breve periodo il risultato finale (nella maggior parte dei casi) si discosterà enormemente (in positivo o in negativo) dall’atteso.

Farsi delle aspettative nel poker è sempre sbagliato, anche se a grandi linee è possibile capire in che direzione si andrà su un campione di giochi sufficiente.

Per chiarire un po’ di dubbi a riguardo però, è meglio lasciare la parola al nostro head coach Simone Speranza

La situazione in Italia

Attualmente sul ‘punto it” un reg nella media (ovvero un reg che non gioca l’average buy-in piu alto, ad esempio abi 25) può e dovrebbe fare almeno 20/25 mila euro all’anno (esclusi i periodi di boom come accaduto in quarantena).

Questo a patto di giocare una media di 300 tornei al mese con un ROI attorno al 25/30%.

In ogni simulazione di vairanza ci sono molti casi nella media, e molti casi limite verso l’alto o verso il basso.

Nel singolo anno può capitare che si verifichino dei casi limite, ma è molto probabile che chi sta nella parte alta avrebbe comunque vinto tanto e viceversa.”

Carpe diem

Non esiste un segreto per runnare bene o controllare le oscillazioni della varianza.

Tramite il lavoro e lo studio però, ci si può mettere nelle condizioni di vincere arrivando con costanza nelle fasi finali dei tornei.

Se uno rimane sempre nella media e non prova mai a migliorarsi, accontentandosi di un ROI medio/basso il rischio è quello di rimanere sempre in balia della varianza. Un anno da 30K, un altro da 5K, uno da -10…

E’ una questione di scelte in fondo: se vuoi metterti nelle condizioni di chi aumenta la base di ciò che dovrebbe essere il suo profitto, per non scendere sotto il 20/30% di ROI, devi studiare.

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E con la condivisa?

Quando entrerà in gioco la condivisa (se accadrà), chi attualmente gioca abi 40 sul ‘punto it’ può pensare di giocare un abi più alto perché non c’è più il limite dei 250€ a torneo e, se si mantiene un buon ROI, si può alzare l’asticella puntando a guadagni maggiori.

Per far sì che ciò accada però bisogna tenere il passo rispetto agli altri paesi e aggiornarsi costantemente in modo da farsi trovare pronti il giorno in cui la condivisa diverrà una realtà.

Se l’allargamento del field può influire sul ROI medio di un giocatore italiano? Certamente, e se si fanno i passi giusti è probabile che questo dato migliori più che peggiorare.

Farsi trovare pronti è davvero importante sotto questo aspetto perché chi non lo fa perde.

E con perde non intendo necessariamente fare “meno” ma anche vincere meno del previsto, che dal lato pratico equivale a perdere.

E voi in che modo vi state preparando ad affrontare un field internazionale? Scrivetecelo lasciando un commento sulla nostra Fanpage!

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