Siamo sicuri che tra voi lettori ci sia un discreto numero di studenti universitari (diciamo iscritti all’università nell’anno accademico in corso 😋).

La passione per il gioco e la possibilità di guadagnare delle belle cifre è allettante, anche se dall’altra parte c’è un percorso universitario da seguire e il tempo non sempre consente di fare entrambe le cose.

In che modo si possono conciliare poker e università senza far danni? E soprattutto, quali vantaggi può dare l’università a chi approccia il poker in chiave moderna?

Parola al nostro coach e fisico teorico Matteo Azzola!

Dai libri ai solver

Il mio consiglio personale, se si è sicuri del percorso di studi intrapreso, è quello di proseguire fino alla fine per poi fare una valutazione più avanti.

Personalmente ho fatto così e sono felice delle mie scelte perché se un domani volessi cambiare completamente settore potrei far domanda in banca come analista o riprendere nel settore della ricerca.

L’università abitua allo studio e al ragionamento e per come si apprende il poker al giorno d’oggi è una caratteristica da non sottovalutare.

Specialmente per quanto concerne le materie scientifiche, studiare dalle 6 alle 9 ore al giorno fa sì che il tempo passato sui solver non si pesi più di tanto.”

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Processi logici

Quando parlo di saper studiare mi riferisco al ‘capire come capire’. Non è una cosa scontata.

Passare ore ed ore su un solver senza capire cosa studiare e perché farlo non ha molto senso, sapere invece su cosa focalizzarsi per migliorare è tutto un altro paio di maniche.

All’inizio nemmeno io avevo capito per bene in che modo studiare, avevo la percezione che grazie al solver sarei riuscito a capire tante cose ma non sapevo ancora come.

Aprivo, mettevo dentro i range, vedevo in che modo giocava la mia mano…

Ed effettivamente la maggior parte dei giocatori fa proprio così, al massimo fa un paio di adjustment, locka qualche nodo, ma non procede in modo corretto.

Va bene per avere un’idea generale su come gioca un determinato range, ma il solver si può usare mooolto meglio di così.

Perciò, un conto è studiare X ore sui solver, un altro è spendere lo stesso tempo in maniera efficace, una cosa che sposta infinito

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Questione di pattern

“Un’altra caratteristica che credo provenga dal mio percorso universitario è la capacità di identificare dei pattern, anche a livello visivo intendo.

Magari a chi non è abituato ad usare i solver sembrerà assurdo, ma mi rendo conto che sei riesco a giocare concentrato su un solo tavolo, automaticamente il mio cervello proietta l’immagine della matrice di Pio con tutte le mani e più o meno i colori, perché a seconda del board il range interagisce in una maniera piuttosto che in un’altra.

Riesco a visualizzare quali mani vengono bettate per valore, quali sono i bluff con equity, quali quelli senza e via dicendo.

Dopo che studi 180 flop diversi per ogni situazione, ti rendi conto di come la matrice di Pio sposta l’interazione a seconda della texture, capisci come il bluff si sposta verso un lato o verso un altr0…

Anche il fatto di memorizzare i colori mi aiuta tantissimo in game, perché capire in che modo avviene lo spostamento all’interno della matrice a seconda del board può aiutarci a gestire altri range su texture differenti.

Come se su un board 8 high disconnesso, che so 8-6-2, in dinamica BTN/BB, devi andare a capire una volta che hai c-bettato flop (range) come continuare al turn: dopo che hai studiato n-mila volte con Pio aperto una situazione simile i colori ti rimangono stampati in testa.

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