Il Texas Hold’em di una volta non era mica così.

Non c’era chissà quale grande interesse attorno e le strategie a disposizione lungi dall’essere qualcosa di simile a quanto abbiamo a disposizione ai giorni nostri.

Era più un gioco di carte in senso stretto che un gioco di strategia giocato con le carte, qualcosa di meno raffinato.

Ma soprattutto, si giocava esclusivamente dal vivo e ciò significava dover affinare anche altre skill, che poco avevano a che fare con la tecnica ma che erano parte integrante del gioco.

Abbiamo provato a trovare 3 ragioni per cui il Texas Hold’em è diventato il fenomeno di massa cui tutti siamo partecipi, scopriamole assieme!

Il gioco online

Che l’intero ecosistema del poker abbia avuto un boost clamoroso dall’anno in cui Chris Moneymaker trasformò una manciata di dollari investiti su un satellite online in un titolo mondiale non è certo un mistero.

C’è da dire però che, Moneymaker-effect a parte, la possibilità di confrontarsi online avrebbe comunque portato ad uno scenario non troppo lontano rispetto a quel che accade ora.

Il vero punto di svolta infatti è arrivato grazie a internet (e alle prime piattaforme di gioco): è dalla fine degli anni ’90 che il Texas Hold’em ha cambiato inesorabilmente direzione.

Sia in termini di diffusione che per quanto concerne gli aspetti più tecnici del gioco: venendo meno una serie di fattori che caratterizzavano il poker dal vivo, le strategie di gioco si sono evolute con una rapidità mai vista prima, fino all’avvento di potenti strumenti di calcolo come i solver che utilizziamo noi.

Complessità

Il No Limit Hold’em è un gioco impossibile da risolvere con gli strumenti moderni di cui disponiamo.

Mentre la sua versione Limit, così come il gioco degli scacchi, esiste numero stabilito di scenari possibili, il nostro amato giochino si presta a così tante possibilità che ancora oggi ci sono enormi margini di miglioramento (e parliamo a un ventennio dall’avvento dell’online e ad un lustro dall’arrivo dei solver).

Questo aspetto ha fatto sì che il gioco stesso subisse dei profondi cambiamenti nel modo che i giocatori hanno di interpretare una partita, sia essa un torneo che una sessione cash-game.

Quando si parla di gioco in evoluzione ci si riferisce proprio all’acquisizione, da parte del field medio, di una serie di strategie e dinamiche di gioco apprese di riflesso dai giocatori più preparati.

Un cambiamento a cascata che, nel corso degli anni, ha spostato l’asticella verso l’alto.

Dinamicità

Quest’ultimo punto è una conseguenza dei primi due.

Il Texas Hold’em è così bello proprio perché non si finisce mai di imparare.

La possibilità di elaborare una strategia vincente o meglio, più vincente di quelle già esistenti, ha catalizzato l’interesse generale più di quanto non possa sembrare.

E’ come una caccia all’oro, chi arriva prima a capire qualcosa troverà l’Eldorado finché qualcun altro non capirà qualcosa in più e via dicendo.

E con qualcuno non intendiamo un singolo giocatore quanto piuttosto un’intera generazione di giocatori.

Basta osservare quanta fatica facciano le stelle del recente passato (Hellmuth su tutti, ma anche Negreanu) a reggere il confronto col nuovo che avanza.

Secondo voi c’è qualche aspetto fondamentale che ci è sfuggito e ha caratterizzato il gioco? Scrivetecelo lasciando un commento sulla nostra Fanpage!

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