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mazzo di carte gender neutral
Stefano Atzei

Stefano Atzei

Mazzo di carte gender neutral, addio a Re e Regine: il senso di una scelta impopolare

In un periodo in cui il poker giocato si limita a quanto accade online, la notizia di un mazzo di carte gender neutral trova sicuramente più spazio di quanto non accadrebbe normalmente. E per fortuna, aggiungiamo noi.

E’ successo che una ragazza olandese di 23 anni ha pensato di sostituire Re, Regina e Fante con Oro, Argento e Bronzo mettendo in vendita dei mazzi di carte gender neutral sul suo shop online.

Ad apprezzare l’idea sono stati in tanti e nel giro di qualche mese Indy Mellink è riuscita a spedire oltre 1.500 mazzi in giro per il mondo.

Se pensate che la sua trovata sia soltanto un colpo di testa dettato dai fumi troppo densi di qualche Coffe Shop in centro ad Amsterdam è probabile che siate rimasti sulla Luna negli ultimi anni.

Intanto perché, più che gli olandesi, sono i turisti ad affollare i posti dove i cannabinoidi non sono un tabù e, secondariamente, perché la cosiddetta “gender theory” è qualcosa che va ben oltre la parità di diritti tra uomo e donna.

Il fatto

A riportare la notizia è l’agenzia di stampa Reuters:

“Una designer olandese ha creato un mazzo di carte “gender-neutral” nel quale le figure vengono rimpiazzate da metalli preziosi”

Qui sotto il lancio su Twitter con tanto di video in allegato:

L’idea di Indy Mellink

Il fatto che per decenni o secoli di storia si siano date per scontate una marea di cose non significa che qualcosa sia giusto (o sbagliato) in senso assoluto.

Dietro l’iniziativa della Mellink c’è una considerazione importante da fare: riflettere su quanto siano radicate le discriminazioni di genere nel nostro tessuto socio-culturale è il primo passo per liberarci da retaggi che poco hanno a che fare con le nuove generazioni (che non dimentichiamolo, sono quelle da cui dipenderanno le sorti del mondo che verrà).

Siamo nel bel mezzo di una importante rivoluzione culturale e ignorarne l’importanza (che si manifesta anche attraverso iniziative apparentemente innocue come quella dell’attivista olandese) è un atto di profonda ignoranza, non una presa di posizione contro qualcosa.

Esiste una gerarchia precisa per cui il Re vale più della Regina e questa sottile ineguaglianza influenza le persone nella loro quotidianità. E’ un modo come un altro per dire a una donna “hey, ricorda che sei meno importante”.

Anche sottigliezze di questo tipo contribuiscono a giocare un ruolo importante nella nostra società […] Senza contare che si tratta sempre di un Re, una Regina e un Fante bianchi: di certo non compaiono figure di colore…

E’ importantissimo riflettere sulla neutralità dei generi, anche attraverso qualcosa di banale e scontato come un mazzo di carte.”

Ma quale femminismo

Bollare l’iniziativa come la solita sparata femminista (come si è letto in giro per il web) è l’ennesima conferma di quanto le masse siano poco al corrente della questione sui generi.

Il discorso sulle differenze biologiche di genere è qualcosa di superato, seppur ancora molto attuale, perché (finalmente) ci si è aperti all’idea che la divisione binaria uomini-donne non tenga conto delle molteplici sfaccettature esistenti.

Concetti come “gender fluid“, per quanto incontrino ancora tantissima resistenza in varie fasce sociali (non necessariamente conservatrici) sono quanto mai attuali e meritano una grande attenzione.

Siamo figli delle divisioni createsi nel corso della storia ed è un dato di fatto che la realtà cui partecipiamo sia soltanto il prodotto dei “vincitori”, ovvero di quel pensiero che si è imposto sugli altri per ragioni più o meno giuste/condivisibili/funzionali.

Non vogliamo utilizzare questo spazio per scrivere un’apologia della teoria sui generi, ma utilizzare un fatto di cronaca per riflettere su un tema di più ampio respiro.

Poker ≠ donne?

Se ne sono lette di tutti i colori sulla maggior o minor propensione del gentil sesso al poker (o al gioco in generale) e alcuni sono arrivati addirittura a teorizzare su presunte ragioni biologiche che ne starebbero alla base.

Un atteggiamento non troppo dissimile da quello discriminatorio adottato nei confronti degli omosessuali o del diverso in generale: ergere a scienza l’incompetenza per giustificare fenomeni che hanno a che fare più con l’evoluzione socio-culturale che con le sequenze geniche o l’insindacabile progetto divino.

Siamo figli dell’abitudine e come tali veniamo influenzati da modelli e stereotipi che riconduciamo alla sfera del “normale” (o sarebbe meglio dire “normato”, “regolato”) senza pensarci più di tanto.

Se in un gioco fantastico quale il Texas Hold’em (un ‘mind game’ ricordiamolo, non una corsa ad ostacoli) il 98% dell’utenza è di sesso maschile probabilmente qualche stortura (a molti impercettibile) c’è e la si può toccar con mano.

E forse l’iniziativa di Indy Mellink non rivoluzionerà il nostro pokerino natalizio ma di sicuro può essere una buona scusa per levarci le fette di prosciutto dagli occhi e capire come migliorarci, sia a livello individuale che come collettività.

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