Parlare di poker senza tirare in ballo la matematica sarebbe come spiegare la ricetta della pizza senza nominare la farina. Semplicemente impossibile.

Eppure, per quanto importante, la matematica non è tutto nel poker. O forse è meglio dire che il gioco del poker non si esaurisce con una serie di calcoli ma qualcosa di molto più complesso.

Sta di fatto che, per capire le basi del gioco è essenziale saper calcolare in tempo reale (anche se in maniera approssimativa) le probabilità di vittoria in relazione alle pot odds.

L’abilità nel calcolo però, non è qualcosa di fine a se stesso, anzi. La vera skill di chi ha a che fare col mondo dei numeri riguarda piuttosto il problem solving: identificare il problema e trovare una soluzione, possibilmente prima degli altri.

Per trattare questo argomento però è meglio lasciare la parola al nostro coach (e fisico teorico) Matteo Azzola

Il peso della matematica nel poker

Se mi chiedete quanto sia importante esser bravi in matematica per giocare a poker la risposta è: poco.

E’ vero che la matematica si utilizza spesso e compare in aspetti come il calcolo dell’EV, delle pot odd ecc., ma si tratta di calcoli banali che possono essere fatti benissimo a mente.

Quel che invece può essere un aspetto importante di chi è abituato pensare in termini matematici è la velocità nel ragionamento.

Avere la capacità di collegare argomenti apparentemente diversi, utilizzando uno stesso concetto di base, è qualcosa che chi ha studiato materie scientifiche è indubbiamente più portato a fare.

Non è una questione di indole o predisposizione genetica: se uno ha passato 5/10 anni della sua vita a risolvere problemi avrà un’attitudine migliore nel risolverne di nuovi e capire quale schema utilizzare in ogni situazione.”

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La logica prima della matematica

La vera differenza nel poker la fa la logica più che la matematica, un qualcosa che si può apprendere studiando anche materie diverse (come fisica).

Calcolare rapidamente le pot odds a partita in corso può farci prendere una scelta prima che scada il time bank, ma questo aspetto viene meno quando si studia su un solver.

Lì conta capire in che modo sono composti i range e come interagiscono in base alla texture, fare dei calcoli (per quanto corretti) non serve a tanto se poi non si capiscono i concetti.

Mi spiego, calcolare che bisogna esser buoni una volta su quattro in un determinato spot per fare una giocata ad EV positiva non significa che chiameremo col 100% del nostro range, ma dovremmo capire (a seconda dei range) quale parte chiamare per esser buoni quella volta su quattro.

Per citare Leopardi, uno ‘studio matto e disperatissimo’ sui solver può sì aiutare, ma senza una buona capacità di ragionamento risulterà completamente inutile.

A che serve esser bravi in matematica nel poker?

Traendo le conclusioni, in cosa aiuta essere un matematico nel gioco?

  • Capire quando non hai capito.
  • Capire cosa andare a fare per capire le cose che non sono state comprese a fondo.
  • Adattare prima degli altri i pattern appresi in determinate circostanze applicandoli a situazioni differenti.

Se poi andiamo a parlare più in generale, uno dei vantaggi principali è che il tempo passato a studiare sui solver non pesa più di tanto.

Essere abituati a studiare con metodo scientifico (quindi prendere appunti, riconoscere le situazioni, capire i pattern, rielaborare le informazioni) rende il lavoro del poker player (lato studio) decisamente più leggero.

Da quando ho approcciato il gioco in questo modo cerco di studiare almeno 2/3 ore al giorno e mi riesce con estrema naturalezza, proprio in virtù del percorso accademico fatto negli anni passati.

Attenzione, non voglio dire che se non si studia una materia scientifica all’università si è tagliati fuori dal mondo del poker ma, per come si è evoluto il gioco al giorno d’oggi, chi è abituato a risolvere problemi ben più complessi troverà una gran facilità nello studiare sui solver.”

E tu che rapporto hai con la matematica? Scrivicelo commentando sulla nostra Fanpage!

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