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Stefano Atzei

Stefano Atzei

I coach di In the Zone – 4 chiacchiere con Marco Speranza

Classe 1993, Marco è il meno noto dei fratelli Speranza (almeno per ora) anche se col passare del tempo sono sempre di più a ricordarsi il suo nickname ai tavoli.

Da quando è diventato coach dell’Academy si può dire che la maturazione come giocatore professionista sia giunta a compimento, e anche dal punto di vista dei risultati questo 2021 è partito alla grande con la vittoria del Sunday Special.

I primi passi di Marco Speranza

Marco non segue subito le orme del fratello anche se il poker è di casa sin dalle prime partite in spiaggia assieme al cugino Andrea Rossiello:

“Ho conosciuto il gioco quando c’è stato il boom e trasmettevano le partite su Pokeritalia24. Abbiamo sempre giocato tra amici ma inizialmente solo per divertimento.

Ho lavorato per un po’ di tempo in cantiere con mio padre finché non è arrivata la crisi: il lavoro scarseggiava e Simone faceva il professionista già da qualche anno.

E’ stato lui a propormi di seguirlo ed è stato anche il mio primo (e unico) staker. Sono sempre stato bravo in matematica e accettare è stato più semplice del previsto.

Il cambio di routine

Passare dallo svegliarsi alle 6 del mattino ad andare a dormire più o meno alla stessa ora significa cambiare radicalmente le proprie abitudini, anche se per Marco il passaggio è stato particolarmente leggero:

“Sono sempre stato un appassionato di videogiochi e già il fatto di stare tanto di fronte al pc non era un peso di per sé, così come far tardi la sera non è che mi dispiacesse più di tanto.

E’ vero che ero abituato ad alzarmi alle 6 del mattino, ma come in tutte le cose col tempo ci si adatta facilmente.

Ho sempre approcciato il poker come un lavoro, sin dall’inizio vedendo Simone e successivamente per conto mio. Il primo risultato in un torneo è stato un 5° posto al Sunday Challenge, vinsi qualcosa come 4 mila euro e da lì è cominciata la mia carriera da professionista.

Il cash-game? Specie agli inizi, nei pomeriggi liberi quando finivo di studiare, mi piaceva giocare qualche tavolo ma sempre e solo for fun. Ho anche provato un mesetto seguito da Nicola ma per una ragione o per l’altra la parentesi si è chiusa praticamente subito.

La carriera da coach

“Ho iniziato a coachare circa 4 anni fa, un paio d’anni dopo aver cominciato a giocare, e rispetto a prima ora mi sento sicuramente più pronto e responsabile.

In un gioco complesso come il Texas Hold’em nessuno può dire di sapere tutto a prescindere, ma è anche vero che nessuno di noi è stato “professore” e a me i professori stavano sulle scatole già a scuola, figuriamoci passare dall’altra parte!

Al momento credo di aver coachato una ventina di allievi e quasi tutti giocano ancora o sono diventati a loro volta dei coach. All’inizio ho seguito sia Andrea Pini che Alessio Pini, ho coachato Andrea Cogo e Andrea Rossiello (per un breve periodo).

La mia peculiarità come coach? A lezione ho sempre cercato di trasmettere come studiare, infatti sono tutti grandi coach, sanno studiare, sanno trovare soluzioni.”

Il salto di qualità

Fare il poker coach significa innanzitutto essere in grado di trovare le soluzioni per conto proprio e Marco ha sempre avuto una particolare propensione a riguardo:

“Sono sempre stato uno molto cocciuto, ascolto tanto ma se qualcosa non mi torna vado a cercare, vado a trovare soluzioni alternative, voglio che mi torni tutto.

Se mi rendono felice i risultati dei miei coachati? Quando vince un tuo allievo è sempre bello ma l’aspetto più gratificante è trovarsi davanti qualcuno a cui non è difficile insegnare le cose semplici

Per quelle complicate ci vuole tempo, ma è molto piacevole quando qualcuno ti ascolta con attenzione… Adesso capisco perché i miei professori impazzivano con me!

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