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Stefano Atzei

Stefano Atzei

I Rookies di ITZ: Filippo Mirci

Dagli scacchi ai tornei di Pokémon, Filippo Mirci decide di buttarsi sul poker, con l'intento di raggiungere il NL200 nel giro di un anno.

Eccoci alla presentazione del secondo Rookies sezione cash-game, Filippo Mirci, seguito dal nostro Sconquasso (Valerio Gianni) nel suo percorso di crescita.

Con Lorenzo Fortuna, che abbiamo avuto modo di conoscere ieri (CLICCA QUI per la sua intervista), andrà a completare il duo di apprendisti cash-gamer inseriti nel progetto Rookies, che compresi gli MTTer si allarga a 9 aspiranti pro.

Filippo è il più giovane assieme a Leonardo Baldi (entrambi 22enni), con cui condivide lo stesso, genuino, entusiasmo per l’esser entrato a far parte di qualcosa di speciale.

E’ vero che i tempi delle sponsorship sono ben lontani, così come le cifre che ruotavano intorno all’industria del poker, ma se nel 2021 vi saltasse l’idea di diventare dei poker pro un’opportunità così è di quelle da cogliere al volo.

Stare a contatto diretto con alcuni tra i migliori coach in circolazione, esser seguiti passo passo, confrontarsi col pubblico attraverso le dirette streaming e, soprattutto, imparare un metodo di studio che consentirà di camminare con le proprie gambe, significa mettersi nelle condizioni migliori per diventare un professionista.

E Filippo, nonostante la giovane età, l’ha capito al volo…

LEGGI ANCHE: Come scegliere un buon poker coach diffidando dalle “imitazioni” – con Sconquasso

Alongwaytobepro

Il suo nick, ve lo dico sinceramente, mi gasa tantissimo. Ora non starò qua a spiegarvi la mia teoria astrusa sui nickname, ma è di quelli ben riusciti, azzarderei alla “limitless” sperando che Sua Maestà non si offenda, di quelli che dici “è ovvio che vinca uno con un nick così“…

Il lungo cammino che separa ancora Filippo dal diventare un professionista si arricchisce di una tappa fondamentale e, almeno nelle intenzioni, l’obiettivo finale è quello di passare dal NL50 al NL 200 nel giro di un anno.

Catanese, trapiantato a Milano per qualche anno e ritornato alla base, è iscritto a economia aziendale e conosce il poker dai tempi delle medie, scoperto per caso su PokerItalia24:

“Io in realtà faccio multi-tabling da quando avevo 14 anni! C’era la possibilità di giocare a soldi finti su gioco.it e arrivavo ad aprire tre o quattro finestre contemporaneamente sul telefonino.”

In quegli anni il poker è soltanto un passatempo e, soprattutto, non contempla il denaro:

“Ho ripreso a giocare a 19 anni, così per divertimento. Aprivo ogni tanto qualche Big10 e soltanto l’anno scorso, quando ho comprato il mio primo portatile, ho cominciato a prendere il tutto un po’ più sul serio.”

Cash is the way

Filippo acquista la licenza di Hold’em Manager 3 e si affida al suo primo coach per capirci qualcosa in più di quel gioco che, mese dopo mese, comincia a cambiar forma:

“L’interesse cresceva e tra coaching, video su youtube, gruppi vari ho iniziato a prender coscienza di me come giocatore. All’inizio i tornei erano quelli che mi attiravano di più, vedere un primo posto da migliaia di euro fa gola. E poi pensavo che giocare coi soldi veri potesse crearmi ansia, invece…”

Invece sarà proprio il cash-game a stregarlo: meno sexy dei tornei ma anche meno soggetto alla varianza. Aspetto che, per un ragazzo di 22 anni deciso a trasformare il poker in un lavoro, non è di poco conto:

“Mio padre sa che gioco a poker da qualche mese… L’ha presa bene, gli ho detto che sono in grado di mantenermi da solo e per lui questo è già qualcosa di positivo. Mia madre? Ancora non lo sa ma sono sicuro che capirebbe la mia scelta, si fida di me.”

Scacco matto

Che un giovane appassionato di scacchi sarebbe poi finito a interessarsi al poker sembrerebbe quasi una logica conseguenza degli eventi. Non sempre è così ovviamente e, con ogni probabilità, non c’è alcuna connessione tra il suo passato da scacchista e il presente da pokerista.

Filippo ha partecipato sia ai campionati regionali che a quelli nazionali, rappresentando la Sicilia assieme al suo team, e a detta sua il metodo di studio che caratterizza i due giochi è uno degli aspetti in comune più rilevanti:

“Anche negli scacchi si usa una sorta di solver, che da indicazioni sulla mossa migliore da fare in base alla situazione di gioco. Ci sono i coach, c’è un percorso di studi da affrontare.

La differenza principale col poker è che negli scacchi se quella è la mossa migliore a livello teorico lo è anche nella pratica, mentre nel poker bisogna sempre adattarsi agli avversari e non è detto che la mossa teoricamente migliore sia quella con la quale riusciamo a trarre un vantaggio maggiore da chi abbiamo davanti.”

Il progetto Rookies

“ITZ l’ho scoperta tramite Twitch e le pagine social. L’ho sempre vista un po’ come un punto d’arrivo perché rispetto agli altri era quella più prestigiosa e con i coach più importanti, il top a livello di formazione e preparazione nel campo.

Pensare di entrare a far parte dei Rookies un annetto fa era utopia, ma nel mentre sono migliorato come giocatore e adesso mi sento più preparato.

L’università? L’intenzione è quella di finirla, ma per il momento voglio concentrarmi al massimo in questa nuova avventura, perché da qui potrebbe passare una piccola fetta del mio futuro professionale e non voglio lasciarmela scappare!

Adesso sta a voi augurare il meglio a Filippo Mirci, inondando di like e commenti la nostra Fanpage!

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