MONARI WINNER

Sabato sera abbiamo vissuto tutti insieme un sogno che poteva portare al braccialetto WSOP per uno dei nostri coach di In The Zone (se volete rivedere l’heads up finale, andate sul nostro canale Twitch). Emanuele Monari infatti ha lottato fino all’ultimo per portare a casa la vittoria nell’evento #75 Double Stack da 300$ delle WSOP Online in corso su GGPoker, e anche se alla fine il tanto ambito cimelio non è arrivato, quel fantastico secondo posto è comunque una gioia per tutti, oltre a consegnare un premio da oltre centomila dollari!

Lo abbiamo sentito per ascoltare direttamente dalle sue parole tutta l’emozione di questo risultato, vissuto peraltro con altri compagni di viaggio di ITZ come Simone Speranza, Andrea Montanari e Daniele De Feo. 

 

Emanuele Monari: “Nessun rammarico, un’emozione indimenticabile!”

C’è tutto l’entusiasmo di un ragazzo di 22 anni nelle parole che Emanuele Monari ci ha regalato dopo la sua grande prestazione di sabato sera all’evento #75 delle WSOP Online, dove non solo ha sfiorato il bersaglio grande del braccialetto WSOP, ma si è comunque portato a casa la bellezza di 101 mila dollari. Solitamente quando si arriva ad un passo da un premio così importante, malgrado tutto c’è un certo rammarico per l’occasione persa, ma è proprio Emanuele a precisare come non sia questo il caso.

“No davvero niente rammarichi. Devo essere sincero con me stesso, anche avessi fatto solo 80°, 50° o 20° non ci sarebbe stato nulla da recriminare. Ho costruito il mio stack spot dopo spot e quando mi sono presentato al tavolo finale con 80BB e ho visto quasi tutti gli altri così short, mi sono sentito male. Ho continuato però a pensare solo agli scalini e a come giocare al meglio un tavolo così importante, mentre solo arrivati in heads up ho davvero pensato che c’era un braccialetto in palio. Merito forse anche dell’atmosfera che si era creata in casa a Rozvadov, con Simone (Speranza), Andrea (Montanari) e Daniele (De Feo) che mi sostenevano continuamente. Solo il giorno dopo però ci ho rimuginato sopra, a 22 anni sarei stato probabilmente il più giovane italiano a vincere un braccialetto WSOP!”.

Chi ha seguito l’head up finale (se non l’avete fatto, andate a recuperarlo sul nostro canale Twitch), sarà sicuramente rimasto di sasso dopo quell’ultima mano che ha consegnato la vittoria al norvegese. Poteva essere davvero una svolta fondamentale…

“La mano finale è un cooler bello tosto.  Con 40BB di stack limpo Q8s a fiori (stavo usando una mixed strategy HU) e il mio avversario isola (raise x4). In questa sfida a due avevo la sensazione che, per quanto fosse giocatore preparato e con ABI molto più alto del mio, tendesse a isolare un po’ a casaccio. Quindi il mio Q8s giocava molto bene chiamando un isolamento rispetto a dover flattare eventualmente una 3Bet (situazione che non mi piace molto).  Il flop è Q 5 6 two tone a cuori, e l’avversario betta un terzo pot. Gioco. Turn Jack di fiori, che è una delle più belle carte del mazzo ai miei occhi, perchè un player molto aggressivo come era lui, tenderà molto spesso a bettare ancora tutto ciò che ha preso equity e il jack apre tutti i gutshot (K9, 89, AT) oltre alle bilaterali (KT, 9T) e i progetti a colore. Tutto il suo bottom range insomma, mi aspetto che abbia una bet abbastanza grossa con alta frequenza. E infatti punta tre quarti piatto e chiamo ancora. Il River è un 8 che mi da la doppia coppia e quando lui fa check penso che il suo range sia ormai diviso tra un give up (con i flushdraw magari) e con tutte le altre mani che si mettono in check/call (le top pair o le over pair per esempio). Avevo solo 5 secondi di tempo per pensare (time bank esaurito per entrambi nelle ultime mani) e ho optato per lo shove. A pensarci a mente fredda, credo sia comunque sempre shove for value.  Purtroppo però, lui gira 9 T per la scala, una mano che secondo me non avrebbe dovuto checkare praticamente mai al river: con il check le doppie come la mia shoveranno, ma tutte le Qx per esempio checkeranno probabilmente dietro perdendo valore. Diciamo che gli è andata bene”. 

mano finale

Come “barramp9k8” sai certamente già come affrontare il field tutto italiano del punto it, ma come “BudSpencer” invece com’è stata l’esperienza sul dot com? Che tipo di field hai trovato e come ti sei adattato?

“Giocare un torneo cosi’ variegato richiede grande capacità di adattamento a seconda di chi ti trovi di fronte, perchè c’è veramente di tutto. Ti faccio un esempio: in early stage, tipo proprio la terza mano del torneo, tutti con uno stack di 100BB, un player alla mia sinistra mi lancia tutto lo stack addosso in un 3Bettato dove flatto AQ e lui setta i Jack su un flop JTKxx. Uno spot dove avrebbe potuto perdere si è no mezzo stack e invece si è fatto buttare fuori. Subito dopo però, al suo posto è arrivato niente meno che Niklas Astedt, conosciuto ai più come LENA900 o Payandplay, probabilmente il reg online più vincente al mondo (menomale che l’hanno spostato subito!). Questo per dire quanta differenza ci possa essere tra uno e l’altro. Ho avuto al tavolo David Kitai e al tavolo finale Connor Drinan, ma anche molti occasionali, quindi l’approccio mentale e tecnico vanno di pari passo e in ogni spot contano due cose: range in gioco e size”.

Da qua si potrebbe andare verso una direzione spinosa, quella del nostro confinamento italiano. C’è davvero tanta differenza tra un torneo del punto it e quelli che hai giocato sul dot com con giocatori di tutto il mondo?

“In questi giorno a Rozvadov ho avuto la possibilità di confrontarmi con le realtà di GGPoker e Partypoker, e devo dire che è semplicemente… un altro gioco. Il punto It è un ecosistema che non progredisce a livello tecnico, probabilmente perchè i regular presenti vincono (alcuni anche bene) e semplicemente non hanno alcun incentivo a migliorare il loro gioco. Personalmente ho alzato un po’ l’ABI e ho incontrato due dei migliori regular italiani come Roberto Morra ed Enrico Camosci, due che hanno davvero fatto il salto di qualità e non a caso il punto it lo massacrano. So di andare in controtendenza, ma spero che il punto it resti quello che è ora: l’atteso sarà più basso, ma il guadagno per i regular è assicurato. Sul fatto però che siamo decisamente un passo indietro, credo non ci siano molti dubbi”. 

Cosa ti ha lasciato questa esperienza dal punto di vista del giocatore? E non parlo ovviamente solo del ricco premio portato a casa, ma piuttosto a livello personale.

“Non posso ancora dirlo con certezza, perchè credo sia necessario lasciar passare un po’ di tempo per sedimentare quanto è successo. Spero però vivamente che questa esperienza incredibile possa darmi più serenità e fiducia nei miei mezzi. Come giocatore e come coach sono consapevole di quanto sia importante la pazienza soprattutto nel late stage (cosa che mi è mancata in alcune occasioni passate), e in questa occasione ha fatto più che mai la differenza. Capire quando è necessario frenare, il non voler vincere ogni mano a tutti i costi. Un gioco pulito e paziente che spero aver assimilato anche per altre occasioni. Di certo non alzerò l’ABI che sto giocando, non subito almeno”. 

Tantissime le mani che hai giocato in questo torneo, ma c’è n’è una che ti è rimasta particolarmente impressa, di quelle che hai appuntato magari per studiartela dopo con più calma?

“C’è uno spot che mi è rimasto in mente e mi fa ancora emozionare al pensarci. E’ un flip giocato a 12 left mi pare, con pot da circa 90 bui. Io apro con TT (stack 40x) e “xxMarioxx” (player con bandiera austriaca, ma dal nick poteva anche essere altro) mi 3Betta da BTN con un stack leggermente maggiore del mio. Stava tribettando davvero quasi ogni mano e aprendo ogni spot possibile. Ho valutato lo shove come migliore opzione possibile contro di lui, anche perchè una mano come TT ha bisogno di protezione e lo spot finirà molto spesso nel preflop. Qua poi siamo quasi in bolla final table e non posso certo permettermi di giocare un flattato fuori posizione in un 3bettato, dove sarei poi in difficoltà su tantissimi board. Oppo ci pensa un attimo ma poi chiama girando AKo, board liscio e vado io (con tanto di urlo poderoso!).

Ora, questo spot è un semplice coinflip ma offre molti più spunti di riflessione di quanto sembra. Intanto perchè fatto in un torneo del genere, con un average che si aggirava intorno ai 18-22 big blinds, è impensabile fare una valutazione che prescinda dall’ICM, e quindi 3Bet callare 40x con AK off diventa secondo me da profondo rosso. Credo infatti che il flat sia da prendere assolutamente in considerazione (ma avrò poi modo di approfondire lo spot non appena rientro a casa). Del resto, come dice Dominik Nietsche, “L’ICM lo hanno inventato i ricchi
per rimanere ricchi e tenere i poveri ancora più poveri”, studiarlo e migliorarne la conoscenza preflop e postflop sarà uno dei miei obiettivi più prossimi”.

Nel mentre non possiamo allora che fare tanti complimenti al nostro Emanuele “BudSpencer” (o “barramp9k8” che sia) Monari, aspettando di rivederlo presto non solo ai tavoli, ma magari anche in qualche diretta su Twitch!

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