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Stefano Atzei

Stefano Atzei

Perché fare coaching e quanto è giusto spendere? – con Eugenio Sanchioni

Eccoci qua a parlare, assieme al nostro Eugol93, di un argomento che non passa mai di moda tra chi gioca a poker: che senso ha investire del denaro nel coaching e quanto è giusto spendere?

In tanti, compreso il sottoscritto che si limita a giocare a livello amatoriale, hanno pensato per diversi anni di poter fare a meno di un poker coach, continuando ad spendere nel gioco trascurando la formazione.

Tuttavia, se per un periodo limitato di tempo le cose potrebbero comunque andare per il verso giusto, nel lungo periodo la varianza si fa sentire eccome e non c’è modo di eludere il responso dei grandi numeri.

Abbiamo affrontato l’argomento per cercare di capire, assieme al giocatore più vincente del 2020 su PokerStars.it, in che modo comportarci nel caso volessimo provare seriamente a metterci sotto col poker.

Il tempo è denaro

“Il tempo che spendi nello studio e nell’analisi del gioco va ad incidere sul tuo guadagno orario.

Un giocatore di poker non lavora solo nel momento della performance ai tavoli ma va considerato tutto il tempo al di fuori della sessione, fa tutto parte del lavoro.

Per questa ragione ha senso affidarsi a un coach, soprattutto se da soli non si riesce a raggiungere i risultati sperati.

Chiunque può acquistare un solver e mettersi a studiare, ma se a un solver dai gli input sbagliati i risultati che ne usciranno fuori saranno una catastrofe.

E per recuperare le storture e le perdite di un approccio strategico sbagliato occorrerà un tempo indefinito, quando magari sarebbe bastato investire qualcosa sulla formazione per raggiungere gli stessi obiettivi con largo anticipo.

Per fare un esempio, lo spot con 10-3 che abbiamo analizzato la scorsa settimana non è semplicissimo da impostare su HRC, perché bastano due/tre valori sballati che quello spot fa un negativo assurdo…

Il prezzo giusto per il coaching

In molti, di fronte al prezzo di un’ora di coaching, storcono il naso: com’è possibile che una lezione possa arrivare a costare 100/150/200 euro o addirittura 500 o più per i livelli più alti?

“La risposta è molto semplice: dipende dal livello al quale si intende giocare.

Per chi gioca i tornei ad abi 10 spendere 150/200 euro all’ora per un coach abi 40 non ha senso, perché quello darà il suo massimo nel fornirti nozioni specifiche per giocare contro i regular, mentre ad abi 10 sono sufficienti i concetti base, alcuni accorgimenti su come exploitare il field ed una solida base postflop.

Non esiste una cifra corretta in assoluto, è tutto relativo a quelli che sono gli obiettivi che uno si pone e quindi al livello al quale aspira a giocare.”

Quanto ci vuole per cominciare?

La domanda delle domande, quella a cui un po’ tutti vorrebbero trovare una risposta univoca.

Quanti soldi servono per cominciare seriamente un percorso come giocatore e magari, col tempo, sperare di trasformarlo in un lavoro full time?

In giro si leggono tante storie bellissime di giocatori che, partendo dai freeroll, sono riusciti a diventare dei professionisti, ma si tratta di eccezioni.

In realtà il modo migliore per cominciare è fare le scelte giuste ed avere a disposizione un budget discreto, nell’ordine dei 3/4 mila euro:

“Idealmente, per giocare abi 10, servono almeno 1.500/2.000 euro. Se a questi aggiungiamo un pacchetto di lezioni, un video-corso e qualche licenza per i software più comuni, si arriva tranquillamente a superare i 3mila euro, che è anche il motivo per cui la via più semplice rimane quella dello staking-coaching.

Si tratta di un investimento importante per chi è alle prime armi, ma è anche l’unico modo per far sì che quanto investito ritorni (con gli interessi) nel minor tempo possibile.

Gli effetti di un coach si vedono già dopo le prime lezioni e nel giro di un anno, se si sono fatti i passi corretti, è legittimo aspettarsi qualcosa indietro oltre ad aver recuperato l’investimento.

Il mio consiglio è sempre quello di partire dai video-corsi, perché con una spesa ridotta si possono imparare tutti i fondamenti essenziali per battere i livelli più bassi, per poi affidarsi a un coach col quale approfondire discorsi più complessi.”

Insomma, non esiste la bacchetta magica per diventare un giocatore di poker vincente, ma serve costanza, applicazione, qualche soldo da parte e una gran determinazione a voler raggiungere gli obiettivi nonostante le fluttuazioni della varianza.

E voi avete già fatto esperienza col coaching? Scriveteci la vostra lasciando un commento sulla Fanpage!

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