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Stefano Atzei

Stefano Atzei

Cinque consigli per un pokerista che vuole investire in crypto – con Erion Islamay

Ecco cosa fare, e soprattutto non fare, da pokeristi, prima di lanciarsi sulle cryptovalute.

Premessa: non dispensiamo consigli finanziari né invitiamo a investire in crypto. Questo perché in molti non si spingono oltre al titolo e potrebbero fraintendere il messaggio.

E’ accaduto in diversi momenti della storia recente che i riflettori si siano accesi sul mondo delle valute virtuali e in modo particolare quando Bitcoin ha toccato i suoi massimi storici, i più recenti nella bolla del 2017 e lo scorso aprile, periodo in cui il prezzo di un singolo Bit ha sfondato il muro dei 50mila euro.

Negli ultimi mesi è tornato a salire incessantemente, così come l’interesse generale attorno al mondo delle crypto e chi, meglio dei pokeristi, ha interesse a drizzare le antenne sull’argomento e (soprattutto) può avere della liquidità da investire?

Da ex-poker pro lo sa bene il nostro Erion Islamay, oggi trader professionista e coach per In The Zone Academy, tanto che la chiacchierata pomeridiana si è prestata egregiamente alla causa di questo articolo.

Se tra voi c’è qualcuno, o qualcuna, che gioca a poker e al contempo sbircia con simpatia al mondo delle crypto, i cinque punti attorno ai quali abbiamo organizzato l’intervista potrebbero rivelarsi illuminanti. Per evitare di fare danni, soprattutto…

1 – Acquisire consapevolezza

Quel che all’apparenza sembrerebbe un consiglio banale è in realtà il più prezioso di tutti:

“Informarsi su ciò che si compra è il primo passo per differenziarsi dalla massa. Se compri Bitcoin devi conoscere la sua storia, su che struttura si basa, che filosofia porta avanti.

La massa, generalmente, compra perché qualcuno gli ha suggerito qualcosa nella speranza che il prezzo salga: è un mercato estremamente emotivo dove, per avere successo, occorre acquisire consapevolezza per comportarsi in maniera differente, diventando immuni alla freneticità che domina la scena.

In che modo? Leggendo il più possibile da fonti attendibili, prendendo del coaching, guardando dei video di valore.”

2 – Gestire il capitale

“Le skill pokeristiche costituiscono un’ottima base per fare trading: la gestione del bankroll è la gestione del rischio, punto.

Chi è un professionista vincente ed è sempre stato scrupoloso nel bankroll management non avrà troppe difficoltà a gestire il fattore rischio nel trading.

Se questo però risulterà essere un passaggio automatico, potrebbe esserlo meno dal lato emotivo. Nel mondo delle crypto esistono due sentimenti dominanti, il panico e l’avidità: da poker player siamo abituati a gestire il primo, tra downswing e badrun che rientrano comunque nella gestione del rischio.

Non siamo però abituati a gestire l’avidità, che nel mondo del trading equivale a investire più del previsto o comprare in maniera aggressiva delle monete che hanno tanto hype ma che sono destinate a un fallimento precoce.

Sono le classiche trappole in cui casca la massa e saper dominare l’avidità significa imparare a gestire un altro lato emotivo, meno presente al tavolo da gioco.

3 – Prendersi il giusto tempo

“Dopo aver seguito un buon percorso di formazione in linea teorica è bene predisporre almeno un anno di tempo da dedicare al learining, all’apprendimento.

Nel mondo delle crypto si impara facendo esperienza, mettendo in pratica quel che si conosce. Si allena l’occhio sui grafici, si individuano i cosiddetti demoni emotivi, che sono quelle tendenze che ci fanno perdere soldi negli investimenti sbagliati, si impara ad elaborare statistiche sulla propria operatività.

L’aspetto su cui non si può transigere è la sincerità: bisogna esser sinceri con se stessi, catalogare le operazioni e magari tenere un diaro nel quale si scrivono le ragioni che hanno portato a fare un determinato investimento, ad esempio “sono entrato per troppa avidità” o “ho venduto perché temevo un crollo” e via dicendo…

Se per un anno si riesce a fare questo lavoro con intelligenza e consapevolezza è molto più probabile rientrare in quel 10% di trader vincenti che si distingue dal restante 90% degli investitori.

Bisogna sempre avere un approccio asettico al mercato, mai innamorarsi di una moneta perché la storia ci affascina: il mondo delle crypto si basa sulle storie, se ne vendono a bizzeffe e alcune risultano essere più sexy di altre, salvo poi rivelarsi delle cantonate clamorose.

Il gioco è sempre lo stesso, attirare quanti più investitori possibili e farli salire sul carro, per poi abbandonarlo quando ne sono saliti a sufficienza da poterci trarre un guadagno. Qualsiasi bolla funziona così.

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4 – Diffidare dai “soldi facili”

Una cosa è certa, nel mondo del trading come nella vita: i soldi a bassa varianza si fanno lentamente, un passo alla volta.

Qualsiasi exploit colossale è sempre legato al fattore fortuna e applicare una strategia troppo rischiosa nel lungo periodo equivale semplicemente a perdere dei soldi.

E’ importante diffidare dalle storie che promettono facili guadagni in brevissimo tempo, perché non esistono impennate fuori dalle regole se non strettamente connesse a un rischio maggiore.

5 – Imparare spendendo poco

“L’esperienza è fondamentale e bisogna farla imparando a spendere poco, soprattutto all’inizio.

Si sceglie di dedicare un capitale e quell’importo deve essere inteso come budget da destinare all’apprendimento, learning experience e niente più. Una volta che ci si riesce a muovere con buona dimestichezza come trader, si può scegliere di aumentare il capitale.

Nelle crypto non esiste mai un unico treno su cui salire, se non prendi quel determinato trade non hai perso nulla, ne esistono infiniti… Il discorso da fare non è su che treno salire ma in che modo farlo e in quale stazione fermarsi.

Anche nel trading si può aumentare il bankroll facendo compounding: si prendono frazioni prestabilite di rischio e se il capitale aumenta, supponiamo, del 5%, anche le altre trade cresceranno in proporzione.

Si può aumentare quando le trade vanno bene e diminuire quando le cose vanno male, l’imperativo è lo stesso che ha un giocatore di poker: non andare broke.

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