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Stefano Atzei

Stefano Atzei

Emanuele Monari e la maledizione del secondo posto

Chi gioca a poker lo sa, una volta arrivati lì i soldi contano relativamente.

Già raggiungere il tavolo finale è una cosa per pochi, figuriamoci trovarsi al testa a testa decisivo per la vittoria del torneo…

Un grinder professionista ha una buona dimestichezza con le fasi finali dei tornei, ma l’heads-up è una cosa a sé ed Emanuele Monari comincia ad accusare il colpo dopo l’ennesimo primo posto sfumato per un soffio.

Tutto cominciò alle WSOP online

Il precedente è indubbiamente di quelli che lascia il segno.

Se da una parte lamentarsi di un secondo posto pare un’eresia, dall’altro il testa a testa perso contro il norvegese Trygve “FullSendWig” Leite sarebbe valso ben più dei 30mila dollari di differenza tra primo e secondo:

“Quella volta fu solo una questione di run, sarebbe bastato un river diverso e staremmo parlando di un’altra storia” – spiega Emanuele.

Resta il fatto però che dopo quel ricordo agrodolce le cose nei testa a testa non sono migliorate affatto, anzi:

“Dopo quell’episodio sono arrivati una caterva di secondi posti. All’inizio devo ammettere che la sorte non è stata benevola, ma come sempre in questi casi non si può attribuire la colpa soltanto al caso.”

La maledizione del secondo posto

Emanuele grinda con ottimi risultati da diversi mesi ma ogni volta che si trova a dover giocare per il titolo c’è qualcosa che va nella direzione sbagliata, come nell’ultimo runner-up conquistato su GGpoker in quel di Malta:

“Sostanzialmente dopo un po’ è diventata una maledizione. Adesso sono sicuro che quando arrivo heads-up già ne sento troppo il peso e in più inizio a bluff catchare a più non posso.

Orami sto accumulando un po’ di esperienza in queste situazioni e quando mi fanno delle azioni troppo aggressive ogni volta penso ‘Non possono avercelo, coi range così larghi…’ E invece ce l’hanno sempre, la chiave credo sia smettere di chiamarli!

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L’ultima fatica del Barone

Cattive abitudini

Nell’intervista ai Rookies di questa settimana Leonardo Gigante raccontava di come una delle chiavi della sua maturazione, sotto consiglio di Nicola Valentini, risieda nel sapersi fermare per “evitare di abituarsi a performare male”.

Ma se nel caso del Gigo giorno di pausa può essere un toccasana, quando ci si trova heads-up non ci si può sottrarre e, runner-up dopo runner-up, il rischio di abituarsi a perdere è più concreto del previsto:

“E’ esattamente così, io infatti mi ci sto quasi abituando a fare secondo. Poi chiaro, firmeremmo tutti per un secondo posto tutti i giorni perché significa comunque vincere un pacco di soldi, almeno nei tornei normal perché nei KO le cose cambiano…”

Il piano

In casi come questo c’è poco altro da fare, si prendono gli aspetti positivi e si lavora per migliorare:

“Di sicuro sono migliorato molto sull’ICM ai tavoli finali e la differenza si vede eccome. In futuro vorrei provare a prendere del coaching specifico heads-up perché quest’anno mi ha spostato, a stare larghi, qualcosa come 50/60K.

Soltanto quello alle WSOP ha spostato 30, più diversi altri tornei: anche solo 20/30K di heads-up all’anno sono tanti. E se magari anche la run cominciasse a girare dalla mia non sarebbe male, l’ultimo heads-up in diretta su Twitch è stato uno scherzo!”

E voi avete già messo un bel follow sul profilo instagram di Emanuele Monari per seguire la sua avventura maltese?

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