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Andrea Pini checking range in the zone
Stefano Atzei

Stefano Atzei

La difesa del checking range – con Andrea Pini

L’evoluzione del gioco negli ultimi anni ha fatto sì che tra i professionisti cominciassero a circolare nuovi concetti, come quello di cui vi parleremo quest’oggi assieme al nostro coach MTT Andrea Pini.

Il fatto che sia stato possibile, ora come in passato, mettere in pratica delle strategie vincenti o tendenti all’ottimale anche solo con l’esperienza e l’intuizione è stato sempre un limite per chi, questi concetti, provava a trasmetterli agli altri.

Lo studio del gioco moderno ci ha permesso di indentificare e definire con maggior precisione alcuni accorgimenti strategici, aiutandoci nella comprensione del quando e perché è opportuno fare una determinata mossa: il concetto della “difesa del checking range” è tra questi ed è l’argomento del giorno.

Un errore strutturale

Secondo Andrea Pini l’errore madre commesso dal field è quello di c-bettare troppo spesso anche quando si trova fuori posizione:

“Mediamente il giocatore italiano betta troppo e betta male fuori posizione. Non saper difendere il checking range è naturale per chi non ha studiato il gioco.

La prima cosa che si impara sul postflop è quella di bettare quando si è in posizione, di conseguenza questo viene riportato a specchio quando ci si trova fuori posizione.

Il discorso però però cambia enormemente quando ci troviamo OOP e infatti quando parlo della difesa del checking range per la prima volta coi miei allievi gli si apre un mondo.

Difendere il checking range, saper giocare fuori posizione, quando bettare e quanto checkare: sono tutti concetti molto lontani dall’idea comune che si ha sul gioco.

C-bettare tanto fuori posizione porta delle ripercussioni importanti al turn e al river, per questo motivo saper gestire il proprio range già al flop è cruciale.

Prendiamo una mano come A-A, che il giocatore medio betta sempre quasi su qualsiasi texture: in alcuni casi potrebbe essere un buon check/call o check/raise, perché comunque si parla di range, non dimentichiamolo.

E a seconda del board ci saranno delle combo che vorrai difendere: come fai a difenderle se nel tuo range non ci metti anche A-A, qualche top pair o progetto forte da check-raisare?”

Difendere il checking range: definizione

Per chi ancora non avesse ben chiaro il concetto di difesa del checking range, Andrea specifica:

“Difendere il checking range significa molto semplicemente inserire anche delle mani forti nel ventaglio di mani che andremo a checkare quando ci troviamo fuori posizione.

Immagina di checkare sempre con tutte le mani deboli e di bettare sono con quelle forti, che succede?

Che tutte le volte in cui farai check starai check-foldando o al massimo check-callando nella speranza di prendere un turn miracoloso.

Se invece hai difeso il checking range correttamente, quando vai ad affrontare una bet saprai rispondere nella maniera corretta e sarai più pronto a capire cosa potrà succedere nelle strade successive.

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Difendere il checking range: vs Reg

“Pur essendo un gran sostenitore della GTO mi rendo conto che bisogna exploitare continuamente, perciò contro un giocatore amatoriale la difesa del checking range è un discorso che passa in secondo piano, ma se sto affrontando uno spot fuori posizione contro un regular le cose cambiano.

Tendo a difendere maggiormente il mio checking range perché so che il regular andrà ad aggredire i miei check, so che andrà a fare una second barrel su determinati runout e così via, senza considerare le volte in cui posso voler sotto-rappresentare la forza della mia mano.

In generale più il regular è preparato e più il TP diventa profondo.”

Capire, non copiare

Secondo Andrea lo studio è l’unica via per capire al meglio un concetto simile:

“Quando apri un solver, questo ti da strategie e frequenze: quel che vedi però non va riprodotto alla cieca, va capito.

Io non mi chiedo cosa devo checkare al flop, ma perché devo farlo e il solver ti aiuta a capirlo. Lo capisci da come si comporta al turn su determinati runout e allora capisci che ha checkato quelle combo perché nel caso si ritrovasse su una determinata linea potrebbe accadere questo…

Non c’è un trucchetto per far subito propri questi concetti, occorre sbatterci la faccia, studiare e capire i motivi che stanno alla base delle nostre scelte.

Il consiglio che do a chi ha intenzione di prendere del coaching? Sicuramente un piano trimestrale, almeno 10 ore sono essenziali per comprendere i range di open, la tribet lineare e polarizzata, quando e come reshovare… Insomma, il minimo per salvare la pelle!”

Ora sta a voi lasciare un bel like o un commento per il nostro Andrea Pini sulla Fanpage!

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