C’è chi il poker ce l’ha nel sangue e ha cominciato a distruggere i tavoli online non appena fatti 18 anni e chi, come Daniele De Feo, nella vita ha fatto tutt’altro per poi approcciarsi al gioco professionalmente sulla via dei 40.

Fare il poker player per professione è una scelta atipica, piena di controindicazioni ma con altrettanti vantaggi, indipendenza e lato economico in primis.

Quando si intraprende una strada da ragazzini però, non è detto che sia stata fatta per davvero una scelta: si “va con il flow” per dirla all’americana e se poi ne esce qualcosa di buono, si prosegue.

Nel caso di Daniele la “scelta”, quella di diventare un professionista delle due carte, è arrivata nel 2015.

E con 36 primavere alle spalle (ora sono 41), due bambini e mille altri interessi, non è affatto semplice.

Il poker come alternativa

Perché ho fatto il pokerista? Cercavo soltanto un modo per fare una vita dignitosa senza dover render conto a nessuno.

E con render conto intendo proprio avere a che fare con le persone, perché il mio sogno non era quello di diventare un poker player.

Ho fatto l’avvocato per una decina d’anni e parallelamente davo sfogo alla mia vera passione, la musica.

Non era una vita semplice, alla mattina in tribunale (e vi giuro, mi piaceva da matti andarci) e alla sera in giro per locali sempre con la chitarra in spalla.

Prima di mettermi seriamente a giocare la musica era più che un semplice sogno, qualcosa stava prendendo forma e c’era anche la possibilità di andare a Sanremo.

Poi però è andato tutto a rotoli: il contratto con l’etichetta discografica, l’esibizione all’Ariston e (cosa più importante) la motivazione per crederci davvero.”

Si fa sul serio

Né la carriera forense né la musica: a 36 anni Daniele De Feo decide di dare un taglio col passato per provare ad “Essere se stesso”.

Ed è proprio questo il titolo che porta il suo nuovo singolo (perché nel mentre il buon DDF si è rimesso sotto a suonare, anche se solo per diletto), ma per l’uscita occorrerà attendere qualche mese:

In generale sono sempre stato uno che non vuole dipendere da nessuno. Il poker ti da una certa autonomia, sei responsabile di ciò che ti succede, non devi chiedere nulla a nessuno.

Questa possibilità mi affascinava più di tutte, potermi guadagnare da vivere senza dover mettere il naso fuori di casa.

In quel periodo giocavo i Sit&Go 27 max (c’era ancora la rakeback, quella vera) assieme a qualche torneo, poi ho fatto domanda a Pokermagia e in breve tempo sono entrato nel gruppo di Simone (Speranza ndr.).

Nei primi sei mesi di grinding sono arrivato a crashare abi 15/20 e da lì è partito tutto.”

Il pioniere di Twitch

Ho cominciato coi primi streaming nel 2017, da solo, quando c’era (quasi) soltanto Voconi.

Era un modo per riprendere confidenza con la gente, con un pubblico. Certo, le emozioni che può dare il palco non sono le stesse che provi in diretta su Twitch, ma quel che conta è lo scatto mentale.

Dopo alcuni anni di “clausura” ero nuovamente pronto a relazionarmi con gli altri, anche se inizialmente non è stato facile.

Il mindset è sempre stato un mio punto debole e così come mi capitava di tiltare ai tavoli impazzivo letteralmente quando qualcuno dalla chat scriveva cose poco carine nei miei confronti.

Ora invece la prendo con più serenità, forse anche perché riprendere a suonare mi ha dato quel qualcosa che mancava terribilmente nella mia vita.

Proprio ieri sera, nel corso della diretta, qualcuno mi scrive in chat: ‘Daniele, sei solo un povero scemo.’

Qualche tempo fa probabilmente avrei dato di matto e avrei risposto qualcosa come ‘brutto xxx vieni qui che ti taglio la gola’, invece ieri ho replicato con molta serenità: ‘Hai perfettamente ragione, sono povero e a volte mi sento anche un po’ scemo!‘”

Vita da coach

A parte il gioco Daniele è anche coach MTT del team In The Zone e, almeno a detta dei suoi allievi, nei panni dell’insegnante ci sa fare per davvero:

Se c’è qualcosa di cui sono sicuro è che, dopo quasi 5 anni con Spera e tanto, ma davvero tanto studio, ci sono davvero poche cose del gioco che non conosco.

Ho raggiunto un livello di preparazione molto alto, di cui vado molto orgoglioso, e sono felicissimo di riuscire a trasmettere tutto ai miei allievi che, probabilmente con un mindset migliore del mio, stanno ottenendo degli ottimi risultati.

La musica? Il singolo che sta per uscire non è, come sarebbe potuto essere in altre occasioni, un punto di partenza ma uno d’arrivo.

Segna la fine di un percorso ed era qualcosa che sentivo l’esigenza di buttare fuori, ma non escludo (in futuro) di presentarlo dal vivo…

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