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Stefano Atzei

Stefano Atzei

Consigli pratici per la gestione del bankroll nel poker

Saper gestire correttamente il bankroll nel poker significa aver fatto già la metà del lavoro.

Per quanto possa sembrare banale e scontato, la somma di denaro che decidiamo di destinare al gioco va trattato come un vero e proprio investimento, perché concretamente è ciò che facciamo quando ci iscriviamo ad un torneo: investire un piccolo budget per avere un ritorno economico.

La logica che sta dietro una corretta gestione delle risorse è molto semplice: se aveste a disposizione un milione di euro puntereste tutto su una sola azienda o fareste una decina di investimenti diversi?

Dando per scontato che la seconda risposta sia anche quella che il buon senso vi ha suggerito, lo stesso procedimento va applicato al poker, anche se con proporzioni differenti

Come gestisce il bankroll un torneista

Così come lo stack nel singolo torneo equivale al nostro strumento per generare EV, il bankroll (su scala più grande) svolge la stessa funzione.

Perdere il nostro bankroll, così come lo stack in un torneo, equivale a non poter più metterci nelle condizioni di guadagnare, sia che si tratti di soldi veri che di chip (le quali, beninteso, hanno un valore monetario relativo).

Mentre veder sfumare uno stack è praticamente inevitabile (anzi, sarà la cosa che vi capiterà più spesso in assoluto), perdere l’intero bankroll per via di una cattiva gestione è qualcosa di evitabilissimo:

Quando si decide di partire con un determinato bankroll – spiega Simone Speranza – bisogna innanzitutto acquisire consapevolezza di ciò che si sta facendo ed essere responsabili delle proprie finanze.

Questo significa capire da soli quando è il momento di fare level-down e quando invece pensare di alzare l’asticella.

Con 300 buy-in a disposizione per il livello a cui si è scelto di giocare (quindi circa 3.000 euro per i tornei ad a.b.i 10), specie se affrontiamo un field facile da battere, dovremmo stare abbastanza tranquilli.

Anche nel caso in cui si subisse uno swing pesante, nell’ordine dei 100/150 buy-in, ai livelli più bassi non consiglierei un level-down (è davvero difficile fare di peggio e in quel caso il coaching è sicuramente la strada migliore).

Considererei un level-down una volta scesi sotto i 100 buy-in, ma anche in questo caso la vera discriminante è l’approccio al gioco.

Se si è scelto di intraprendere un percorso di studi per migliorare e il downswing è derivato esclusivamente da un periodo negativo (capita a tutti) si tira dritti, se al contrario si perde senza avere consapevolezza del proprio gioco non c’è bankroll che tenga.

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La formazione prima di tutto

Il modo che io ho avuto di approcciare il poker ha sempre incluso un budget da destinare alla formazione.

Non mi sono mai chiesto né se e né quanto investire per studiare, ho semplicemente dato priorità allo studio e quando è stato il caso di abbassare il livello per investire sul coaching l’ho fatto, stop.

Consapevole che quel level-down mi avrebbe permesso di giocare al doppio dell’abi sei mesi dopo.

Il consiglio che do a chi sta iniziando oggi col poker è quello privilegiare lo studio, perché i soldi investiti nella formazione equivarranno a un gran risparmio/guadagno ai tavoli.

Non è nemmeno una questione di ‘quanti soldi destinare in proporzione al bankroll’ ma piuttosto ‘di quanto tempo dedicare allo studio e quanto al gioco.

Anche se non si dispone di tempo a sufficienza per cominciare un percorso completo con un coach ci sono a disposizione i video-corsi con cui è possibile imparare le basi senza dover per forza esser vincolati da orari scomodi.

Insomma, a prescindere dai discorsi sull’abi e sul budget, prima di investire del denaro nel gioco è meglio investire nella formazione.

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Esiste un abi ideale per cominciare?

Stabilire un abi da giocare così su due piedi è spesso un errore.

Prima di scegliere il livello con cui misurarci è bene decidere quale percorso affrontare e in base a quello (e al bankroll di cui si dispone) decidere l’abi.

Alla fine del percorso (consiglio il medio-lungo termine) si decide se continuare o meno.

Io ho fatto sempre così nella mia carriera, ho sempre investito tanto nella formazione (e non è un caso che abbia creato una scuola) perché è solo grazie allo studio che ho potuto raggiungere certi risultati in carriera.

Tra gli investimenti da fare includo anche quelli che migliorano l’ambiente e le condizioni in cui giochiamo, come l’acquisto di un monitor più grande, di un mouse, una bella sedia, cose di questo tipo.

E voi in che modo gestite il vostro bankroll? Scrivetecelo lasciando un commento sulla nostra Fanpage!

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