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Redazione ITZ

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Le condizioni di coach Emanuele Monari per accettare un deal

Stanotte il nostro coach Emanuele Monari ha vissuto una serata di lusso ai tavoli verdi online raggiungendo la bellezza di SETTE tavoli finali.

Proprio così, non uno non due nè tre ma sette: per capire meglio la portata dell’impresa del bolognese aggiungiamo che in totale ha giocato 12 tornei!

Uno di questi final table è arrivato al Day2 del Main Event MicroMillions di PokerStars in cui hanno esordito le innovative formule Alternating e Slug blinds: Ema ha chiuso in sesta posizione e subito dopo i cinque giocatori rimasti si sono accordati per stringere un deal.

“In quel tavolo non avrei mai accettato un accordo – dice Ema, che però giusto qualche ora prima aveva chiuso con un deal a tre uno degli altri tavoli finali della serata.

“Le condizioni erano del tutto diverse”. Partiamo da qui per cercare di capire le condizioni in cui stringere un deal è consigliato e quelle in cui invece è meglio continuare a giocare.

Le ragioni del deal

Parlando del deal sottoscritto nella magica sessione da sette tavoli finali, la spiegazione di Emanuele è lineare e limpida:

Tre left a un torneo turbo.

Il chipleader aveva 70bb, io e l’altro grossomodo pari stack con 40bb.

Erano le dieci di sera e avevo altri sette tavoli aperti, di cui ben tre day2.

Inevitabilmente giocare quel tre left avrebbe tolto focus e quindi valore atteso sugli altri tavoli.

Ho spiegato in chat la mia situazione rivolgendomi al chipleader, che conosco perchè è un regular. Gli ho promesso una bevuta quando ci troveremo al prossimo evento live.”

La domanda fondamentale da porsi

Secondo Emanuele c’è una domanda obbligatoria quando viene prospettata la possibilità di stringere un accordo per spalmare il montepremi di un torneo di poker:

“Siederesti a giocare cash game heads-up contro gli avversari che hai al tavolo?”

In base alla risposta si decide il da farsi:

“Se sei contento di accettare la sfida nel long term allora non conviene deallare, se invece non vorresti sedere al tavolo per giocare heads-up contro gli avversari allora il deal ci sta tutto. In Italia sono pochi gli avversari con cui sarei contento di fare un deal

Questione di edge…

E’ proprio per la risposta a questa domanda durante il tavolo finale del Main Event Micromillions che Emanuele dice che non avrebbe accettato il deal:

“Gli avversari non erano dei fulmini di guerra, diciamo. La cosa buffa è che i miei amici in chat mi avevano appena chiesto cosa avrei fatto se qualcuno avesse proposto un deal e subito in chat è arrivata la richiesta. Contro quegli avversari non avrei mai accettato, figurarsi fare un accordo a sei: non avrebbe proprio avuto senso.”

… Ma anche di BANKroll

Ma nel poker le parole ‘sempre’ e ‘mai’ non esistono e i deal rientrano nel discorso. Lo stesso Emanuele, l’anno scorso, era pronto a sottoscrivere un deal a sei al tavolo finale di un evento SCOOP da 100€ di buy-in, deal poi sfumato per il rifiuto dell’ultimo del chipcount, l’altro coach ITZ Gianluca ‘pokerbern’ Bernardini:

“La situazione era molto simile ma lì ero secondo in chips. Gli avversari erano sicuramente di un livello più alto rispetto a quelli di ieri sera e inoltre per il mio bankroll dell’epoca i premi spostavano molto di più. Io poi uscii in quinta posizione”.

A quel punto scattò il deal a quattro che distribuiva più di diecimila euro a testa lasciando duemila euro al vincitore: ‘pokerbern’ perse l’heads-up finale.

Siete della filosofia del ‘no deal’? Scriveteci sulla nostra Fanpage!

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