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Stefano Atzei

Stefano Atzei

I coach di In The Zone – 4 chiacchiere con Andrea Cogo

Da questo sabato cominceremo a presentarvi, uno ad uno, i coach della Academy.

Alcuni di loro sono già poker player affermati a livello internazionale, altri hanno cominciato da poco il loro cammino con ancor più determinazione (e strumenti) dei predecessori. E i risultati parlano per loro.

Tra questi c’è sicuramente Andrea Cogo, veneto classe 1990, lauerato in matematica applicata, che da qualche anno è diventato un poker player professionista e da marzo scorso (un anno esatto quindi) è coach di In The Zone.

Gli esordi

“Ho conosciuto il pokernell’ottobre del 2010, quando c’era il boom in Italia quindi molto, molto tempo fa.

L’ho conosciuto tra amici e nella mia ignoranza totale pensavo che il gioco non fosse non troppo diverso da una slot machine o da un gratta e vinci.

Soltanto dopo qualche partita ho capito che era esattamente il contrario e questo mi ha stimolato tantissimo ad approfondire.

Erano gli anni dell’università quando ho cominciato a giocare qualche partita su PokerStars. Ho reperito del materiale da solo e giochicchiato per qualche anno senza mai prenderla troppo seriamente.

Una volta laureato sono stato assunto da un’azienda nel campo ospedaliero e ho cominciato a lavorare come sviluppatore di software, ma dopo qualche tempo ho capito che la mia strada era altrove.

Il 2019 è stato l’anno in cui ho ottenuto i risultati migliori su PokerStars e da lì ho cominciato a fare sul serio. Se ho pensato di trasferirmi all’estero per giocare sul ‘dot com’? E’ un’idea, non ho piani a riguardo ma sto valutando seriamente il da farsi. “

cogo stars
Il grafico di Andrea Cogo su PokerStars.it

La carriera di coach

“La scelta di fare il coach è arrivata in modo molto naturale, nel senso che io mi sentivo in grado di poter insegnare e proprio in quel momento è arrivata la proposta di Simone con In The Zone.

Da quando ho iniziato ho seguito una decina di ragazzi e sono molto contento del percorso che hanno intrapreso con me.

E’ molto bello aiutare le persone a realizzare i propri sogni, è molto gratificante, specialmente quando l’allievo ha voglia di mettersi in gioco al 100%.”

La mentalità

“Nel corso della mia carriera ho sempre cercato di migliorare ma d’altra parte mi sento un po’ indietro sulla tabella di marcia, quindi ho voglia di migliorare ancora tantissimo e raggiungere risultati molto ambiziosi.

Una volta superati i 30 ti rendi un po’ conto che il tempo vola e non ho più voglia di perderlo ma al contrario, di schiacciare il piede sull’acceleratore.”

Gli obiettivi

“Il mio sogno, e scusate la vena polemica, sarebbe giocare un poker senza multiaccount.

Poi magari passerò per il perbenista di turno, ma un poker dove ognuno è realmente se stesso significherebbe partire tutti allo stesso livello e sarebbe un altro poker.

A parte questo nel lungo termine mi piacerebbe creare qualcosa al di fuori del mondo del poker, buttarmi in altri campi sicuramente e non restare confinato qui per sempre.

Una volta usciti dalla pandemia invece mi piacerebbe creare un hub fisico di poker, un posto dove i giocatori si possono confrontare dal vivo e quotidianamente, dove le idee possono viaggiare in maniera fluida e non attraverso Skype.”

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