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Stefano Atzei

Stefano Atzei

Vip System, bauli e challenge: in che modo si è evoluto il sistema della rakeback su PokerStars

Cara vecchia rakeback, c’eravamo tanto amati” direbbero quelli che il poker l’hanno conosciuto almeno una decina d’anni fa.

I più giovani probabilmente non hanno nemmeno una vaga idea di quel che accadeva negli anni d’oro del poker online, e non soltanto per quanto riguardava il field (decisamente più morbido di quel che si incontra ai giorni nostri) ma soprattutto per quanto concerne la rakeback.

Ebbene sì, c’è stato un periodo in cui si potevano fare dei bei soldoni a poker perdendo costantemente ai tavoli, ma non troppo…

Gli anni del Vip System

Fino al 2016 PokerStars offriva un sistema di rakeback basato sulla mole di gioco prodotta: l’obiettivo minimo di ogni giocatore professionista era lo status di Supernova, che garantiva fino al 50% di cash-back.

I più tenaci invece, in termini di massa prodotta, ambivano a diventare Supernova Elité e riuscivano a portare a casa addirittura il 70% di back al netto delle varie classifiche (con le quali non era impossibile toccare la soglia del 110%).

Dario Minieri fu il primo ad “asfaltare” la room della Picca Rossa, da cui il soprannome “Caterpillar” ma non fu certo il solo: da “Ninetto” (Cristian Nuvola ndr.) che prima di passare ai tornei MTT macinava Sit&Go come un ossesso ai vari Alfio Battisti (“aLFioSn0b”), “Actaru5“,”LoZioRicky” e compagnia cantante.

Che dire invece di Luca Moschitta, il più giovane Supernova Elité all’epoca, che arrivò addirittura a comprarsi due Porsche (un Carrera 911 e un Cayman) soltanto coi punti accumulati su Stars.

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Photo Courtesy – Pokernews.com

Massa VS qualità: gli anni di passaggio

Insomma, per giocare a poker e vincere delle cifre a 5 zeri era sufficiente conoscere le regole un po’ meglio degli altri e massare, massare, massare.

Il profitto ai tavoli diventava quasi marginale per un giocatore di Sit & Go, che ai tempi andavano per la maggiore, tanto da incidere in minima parte sul ROI di un giocatore. Se non ci credete date uno sguardo al grafico di Alfio Battisti (attivissimo fino alla chiusura del Vip System).

La linea rossa indica il profitto maturato ai tavoli senza rake, la blu invece comprende anche la rake pagata: se pensate che col suo livello Vip almeno il 70% tornava nelle sue tasche (e ripetiamo, senza contare le classifiche che non erano mica noccioline a quei tempi) il conto è presto fatto…

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Il grafico di Alfio Battisti negli anni d’oro del poker

In casi estremi, come il già citato Dario Minieri, il bilancio ai tavoli era completamente in rosso: un dettaglio davvero di poco conto visto l’impatto enorme della rakeback sul ROI totale.

E i cash-gamer? C’era chi, come il nostro Nicola Valentini, non guardava in faccia a nessuno e vinceva sia da una parte che dall’altra.

Memorabile una delle sue prime interviste (rilasciate proprio al sottoscritto su Italiapokerclub.com) nella quale, in barba ai cambiamenti imposti da Stars, mostrava con orgoglio le sue fatiche ai tavoli cash.

L’avvento dei Sit Lottery

Finita l’era dei rakeback pro si apriva un nuovo capitolo su PokerStars, a cui poi si accodarono anche tutte le altre poker room negli anni successivi: i Sit & Go Lottery.

A dirla tutta fu la room francese Winamax a dare il là coi suoi “Expresso“: il formato 3-handed hyper turbo con moltiplicatore variabile andò a sostituire i buoni vecchi Sit & Go, destinati all’estinzione (o quasi) nel giro di pochi anni.

PokerStars non intervenne subito a livello di rakeback, offrendo un assist prezioso alle concorrenti che facevano (e tutt’ora fanno) a gara per offrire deal sempre più vantaggiosi sulle proprie piattaforme.

La discriminante però rimaneva sempre l’action: a che serve avere un deal fantastico sulla rakeback se non vi è un numero sufficiente di giocatori a far partire i Sit?

Detenendo (di fatto) il monopolio o giù di lì, Stars se l’è presa comoda prima di introdurre un nuovo sistema di rewards che tutto faceva fuorché privilegiare i mass grinder di allora.

Sono gli anni in cui, sia i torneisti che i cash-gamer, puntano tutto sulla qualità a scapito del multi-tabling spinto.

Rimangono però i vecchi amanti dei Sit&Go, parte dei quali migrano sugli Spin, una disciplina ancora poco studiata (e in generale conosciuta) in quel periodo.

Arrivano le challenge

Col passare del tempo arrivano le prime scuole di staking-coaching e si cominciano a formare i primi pool di EV (vi avevamo accennato qualcosa nell’intervista al nostro nuovo coach Spin Marco Canavesi (che potete trovare QUI).

L’arrivo dei solver cambia radicalmente l’approccio allo studio del gioco e la GTO comincia a farsi largo anche tra i grinder di Spin&Go e non solo tra gli amanti dei tornei multi tavolo o tra i giocatori cash.

Diversamente dai torneisti (per i quali il ROI maturato ai tavoli rende la back quasi insignificante), gli unici a poter sviluppare una mole di gioco considerevole oltre ai cash-gamer (la cui action però viene limitata a non più di 4 tavoli) rimangono proprio gli “spinner”.

Ecco quindi che, un po’ per venire incontro ai giocatori e un po’ per sbaragliare la concorrenza, arrivano le Challenge: delle missioni che garantiscono un 40% di rakeback extra al raggiungimento di un tot numero di giochi a un determinato buy-in (l’ho messa giù in modo semplicistico per i meno esperti, in realtà per ogni euro di rake prodotta vengono assegnati 5 punti e, a seconda delle missione assegnata, ne serviranno un numero X per sbloccare il bonus previsto al completamento della stessa).

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Un esempio di Challenge su PokerStars.it

Oltre alla rakeback classica (che non supera il 20% nella migliore delle ipotesi), i più audaci possono contare su un 40% di rakeback extra nel caso in cui riuscissero a sviluppare la mole di gioco prevista nell’arco di un mese (circa).

Le missioni tuttavia non sono appannaggio di chiunque ma vengono assegnate da Stars in base ad un algoritmo che calcola la massa prodotta in base al livello giocato e la assegna automaticamente ai più “meritevoli”.

Una via di mezzo che fa scontenti chi non ce l’ha e garantisce un ritorno indispensabile a chi fa il grinder (per passione o per professione poco importa)

Nel prossimo articolo, assieme al nostro Marco Canavesi, parleremo dell’importanza della rakeback per un giocatore di Spin&Go, per il momento ci fermiamo qui e vi invitiamo a riempire la nostra Fanpage di like e commenti!

LEGGI ANCHE: 4 consigli pratici per giocare gli Spin & Go

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