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Stefano Atzei

Stefano Atzei

Il racconto del 14° posto al Main Event delle WSOP online 2021 di Andrea Shehadeh!

The last Italian standing, se ci concedete l’espressione, ha un volto e un nome ben noti agli appassionati di poker.

Parliamo di “Shadinho94”, Andrea Shehadeh all’anagrafe, l’italiano che è riuscito a spingersi più in fondo di tutti al torneo online più prestigioso dell’anno, conclusosi la scorsa settimana con la vittoria del russo Aleksei Vandyshev.

Il nostro Simone Speranza se l’è trovato in heads-up al torneo High Roller da 1.050$ vinto cinque giorni orsono (CLICCA QUI per saperne di più) e l’occasione per scambiarci quattro chiacchiere era di quelle da non perdere…

Una piacevole sorpresa

Era da tempo che non sentivo Andrea, perché complice la pandemia le occasioni per incontrarci ai live sono venute meno, con lui come con tanti altri giocatori.

E a distanza di un annetto buono è stato un piacere vedere come quella scheggia impazzita (si fa per dire eh) si sia trasformata in un professionista che ha preso piena coscienza di sé e dei propri limiti.

I risultati al tavolo da gioco, quando si susseguono e durano nel tempo, non sono mai soltanto una coincidenza.

Nel suo caso non lo erano nemmeno quando infilò una tripletta da sogno vincendo IPO, Barracudas e Main di 888poker, anche se per sua stessa ammissione:

Allora sapevo sì e no le regole e facevo uno no-deal, adesso che ho messo la testa a posto invece…” – scherza Andrea, lasciando intendere che qualcosa sia cambiato rispetto al passato.

E’ da qualche anno ormai che gioco gli high stakes online e per fare questo lavoro ad alti livelli serve disciplina. Bisogna sapersi gestire a 360°, non si può pensare di strafare la sera nei locali e performare per 10/15 ore filate ai tavoli online contro i più duri del sito.

Le WSOP sono belle (per gli altri)

“Le mie WSOP online sono iniziate una merda, come al solito. Sai quando ti metti lì davanti al PC carico a mille con decine di eventi che, dal più schifoso al più prestigioso, pagano prime monete da oltre 100K e speri di partire col piede giusto?

Salvo poi arrivare a ridosso del Main e renderti conto che hai già fatto meno 70/80 o giù di lì!”

Il Main WSOP online consente fino a tre ingressi e figuriamoci se il nostro Andreino si lasciava sfuggire l’occasione di pagarlo 15K anziché 5:

“A dirla tutta anche il terzo stava andando malino, dopo pochi livelli stavo già galleggiando con lo stack dimezzato. Poi sono arrivate 3 ore di rush clamorose che mi hanno consentito di chiudere il Day1 a 1 milione e mezzo di chip su uno stack iniziale da 50K.

La chicca è arrivata verso fine Day, quando mi trovo un cinese che 5-bet shova 100 bui con Coppia di Otto quando io 4-betto con gli Assi… Il cuore a mille, lo giuro, anche se partivo nettamente sopra.

E via nelle parti alte del count.

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La situazione allo start del Day2 con Andrea chipleader incontrastato

Ho passato tutto il Day2 in testa al count, sempre con 150 bui se non di più, e ci sono rimasto fino a 100 left. Poi ho cominciato a perdere un po’ di colpi e, complice anche una struttura con blind da mezz’ora, è stata una mezza maratona.

Tra l’altro quest’anno si giocava fino al tavolo finale, la giornata è iniziata alle 10.30 e ho finito alle 8.30 di mattina, un massacro!”

Quant’è bello il Main Event…

Non siamo noi a dirlo ma il nostro protagonista, che in mezzo alla giungla riesce sempre a far bella figura:

“Il field del Main è fantastico e quando hai uno stack importante è davvero difficile che qualcuno te le porti via…

Anche contro i reg non ci sono chissà quali grandi battaglie, in fondo nessuno vuole mettere a rischio la deeprun della vita per fare il bullo contro un altro giocatore preparato.

Lo stesso vale per gli occasionali, anche perché per alcuni arrivare ITM costituisce già una vittoria e se hai un bello stack non dico sia una passeggiata portarlo fino in fondo ma quasi.

Senza considerare che all’approssimarsi del final table i payjump cominciano ad essere davvero consistenti, botte da 20/30/50/100K che spostano un anno di grinding o giù di lì.

Quando poi arrivi a 2 tavoli left è una sensazione fantastica…”

Già. Un po’ meno fantastico è ritrovarsi card-dead proprio nelle fasi topiche come accaduto al nostro Shehadinho, che purtroppo si è dovuto arrendere al 14° posto dopo aver abusato del tasto fold (non che potesse fare altrimenti, sia ben chiaro):

“Non sono di quelli che si rammarica per una deeprun sfumata. Certo, a chi non farebbe piacere vincere un evento di questo tipo ma il poker è questo e nelle fasi finali è andato tutto storto.

Da un semplice open con l’omino che ti 3-betta perché sta runnando in braccio a dio e ce l’ha (eccome se ce l’ha) a una serie di situazioni in cui non puoi far altro che passare.

La mano decisiva? Un cooler, finisco ai resti per 11x contro un russo che stava facendo il bello e il cattivo tempo aprendo praticamente ATC, ma in quello spot aveva gli Assi e io A-K…

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La deeprun di Andrea Shehadeh in uno screenshot

Thinking like a pro

“Alla fine ho preso 90K (sbollando il payjump successivo, ndr.) recuperando lo swing iniziale, anche se una volta che arrivi là ti stanno un po’ stretti, è innegabile.

Per la serie “another day at the office” Andrea mette subito da parte l’amarezza per il Main Event e il giorno dopo ritorna a giocare come se nulla fosse:

“Non esattamente, o meglio, io riesco ad esser sempre sereno a prescindere dai soldi in ballo perché quel che mi interessa è giocare al meglio delle mie possibilità, adoro la competizione a questi livelli e la qualità del gioco è l’unica cosa che conta.

Però devo ammettere che quando mi sono schierato al 1.050$ High Roller (sì, quello in cui ha fatto 2° dietro al nostro Simone Speranza) l’attitudine era leggermente diversa e il tasto fold in alcuni momenti spariva letteralmente (a proposito della sua scomparsa, date uno sguardo a quanto accaduto ad Eugenio Sanchioni cliccando QUI).

Hai presente quando ti siedi con la voglia di fare il culo quadrato a tutti, 3-bettando e bluffando a più non posso? Ecco…”

Nonostante l’approccio più aggressivo del solito Andrea è riuscito a centrare un ottimo runner-up mettendo in cassa un altro bel premio.

E’ mancato l’acuto, qui come al Main Event, ma siamo sicuri che non ci sarà da attendere troppo prima di vedere il suo nome accanto al numero 1 di un payout importante:

“Quel che conta da professionista sono i soldi, non la gloria. Io gioco per provare ad essere migliore dei miei avversari, non mi interessa altro. Il braccialetto? Se arrivano i soldi me ne compro uno più bello, altro che quello delle WSOP!”

E ora scatenatevi con like e commenti sulla nostra Fanpage per Shadinho!

LEGGI ANCHE: Tre considerazioni post Sunday Million su cui riflettere

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