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Andrea montanari pokerstars scoop intervista in the zone
Stefano Atzei

Stefano Atzei

Andrea Montanari racconta il runner-up allo SCOOP: “Mi sono levato un peso enorme!”

Secondo su circa tremila ingressi totali, oltre 16K di premio e un testa a testa che, per come si stavano mettendo le cose, lascia un pizzico di amaro in bocca.

E’ questo, in estrema sintesi, quanto accaduto ieri ad Andrea Montanari che finalmente riesce a sfatare la maledizione dei due tavoli left e porta a casa un mezzo successo in uno dei tornei più tosti di queste Series primaverili, il 6-max PKO da 100€ di buy-in.

A guardare la punta dell’iceberg si fa presto a tirare le somme, ma quel che ha passato il nostro “kash’mir1985” nell’ultimo anno è stato tutto fuorché una scampagnata…

Anno nuovo, run nuova

Il mio 2020 è stato un anno abbastanza paradossale: non mi era mai successo di deeprunnare così tanti eventi di cartello anche se puntualmente la fortuna mi girava le spalle quando era il momento di fare lo sprint finale.

Senza contare le due settimane spese tra San Marino e Rozvadov, dove sono arrivato a sbollare il tavolo finale sia all’IPO che all’IPS.

Psicologicamente per un giocatore professionista è estremamente frustrante arrivare in fondo così spesso e mandar giù il boccone amaro ogni volta.

Non credo sia stata esclusivamente una questione di run comunque, da quando ho lasciato il lavoro il peso economico delle late stage (almeno fino a settembre scorso) stava diventando insostenibile e non escludo di aver avuto un approccio sbagliato in passato.

Da inizio 2021 però l’aria è cambiata e nonostante il big shot non fosse ancora arrivato sentivo che i problemi che caratterizzavano le mie late stavano progressivamente sparendo, lasciando posto ad una consapevolezza che prima non c’era.

La svolta mentale

Chi gioca a poker, non importa se per lavoro o per divertimento, sa bene quanto l’aspetto mentale possa incidere sulle prestazioni, specialmente quanto i gradini del payout si fanno più ripidi:

La vera svolta è arrivata da quando ho cominciato a vivere le fasi finali di un torneo con maggior serenità, provando ogni volta a fare la scelta migliore senza guardare ai premi.

Da fine gennaio ho cominciato a lavorare seriamente sul mio mindset, con l’obiettivo di voltare pagina ed evitare che le deeprun sfumate nell’anno precedente potessero influenzare anche i risultati futuri.

Se ho qualche rammarico per il testa a testa? Arrivare secondi ad un torneo KO non fa piacere a nessuno, ma se devo esser sincero questo secondo posto è un ottimo risultato visto che per ben tre volte mi sono trovato ad avere 5 bui al tavolo finale.

All’heads-up partivo con uno svantaggio di 9 a 1 e ho cercato con le unghie e con i denti di ribaltare la situazione. Nella mano decisiva il mio avversario era al 9% al turn e se avessi vinto lo spot saremmo tornati quasi alla pari…

Un peso enorme

Dopo un anno passato tra alti e bassi incassare 16mila euro in un sol colpo equivale a una liberazione:

“Questo risultato mi da stimoli ulteriori per chiudere bene queste Series, mi sono levato un peso enorme di dosso ed è questa la vera vittoria.

Inoltre dovevo vendicarmi su Andrea Cogo che proprio all’ultimo il mese scorso mi ha soffiato il podio nella classifica dei top winner di ITZ, stavolta sarà dura riprendermi anche se con 2 settimane di Series ancora da giocare non è detta l’ultima parola!”

Il feedback di Spera

Per l’occasione abbiamo chiesto una battuta al suo mentore, Simone Speranza, che nei confronti di Andrea ha soltanto parole al miele:

“Ad Andrea va riconosciuto il coraggio di aver scelto di lasciare il posto fisso alle poste per fare qualcosa che gli piace di più e lo fa stare meglio. Anche se inizialmente è stata dura per le reazioni di chi gli sta intorno, long term può rendergli maggiormente del suo lavoro precedente.

E’ un messaggio importante perché si tratta di una scelta fatta in modo ponderato, accompagnata da un percorso di studi e con tutte le valutazioni del caso.

In Italia si festeggia quando qualcuno riesce ad ottenere un contratto a tempo indeterminato, nel caso di Andrea è stato lui a rinunciare alle garanzie di un posto statale per fare qualcosa che lo appassionava di più e lo faceva stare meglio.

Ed è proprio questo che mi rende felice, non tanto il risultato in sé quanto il fatto che stia riuscendo a dimostrare la bontà della sua scelta dopo un periodo particolarmente difficile, contro tutto e contro tutti.”

LEGGI ANCHE: Andrea Montanari: perché ho lasciato il posto fisso per fare il poker pro!

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