Non fatevi ingannare dall’aspetto morbido e avvolgente, la sua caratteristica è quella di sapersi adattare a qualsiasi ambiente, a qualsiasi temperatura.

Eppure Andrea Montanari (aka Kash’mir 1985) nonostante i parallelismi tra tessuti pregiati e attitudine al tavolo da poker, il nickname l’ha scelto per la celeberrima canzone dei Led Zeppelin.

Che, per l’appunto, parla di un viaggio nelle terre a nord dell’India, un viaggio più “meta” che “fisico”.

Lo stesso che, in un certo qual modo, ha scelto Andrea quando ha intrapreso la carriera del poker player professionista.

Una scelta ponderata, tutt’altro che semplice, arrivata dopo i trent’anni:

Ne ho fatti 35 proprio l’altro giorno, ma sorvoliamo sugli anni perché mi prende male…

Gli esordi col poker

Ho iniziato a giocare prima ancora che venissero create le ‘punto it’, attorno a i miei 18/19 anni.

In quel periodo si poteva ancora giocare liberamente dall’Italia, parliamo degli anni precedenti al boom del poker dalle nostre parti.

Giocavo soltanto cash game, NL50/100 su Stars con l’obiettivo di fare Supernova Elite, ma ad un certo punto il sogno si è interrotto e ho cominciato a lavorare.

La vita da giocatore si conciliava male coi miei ritmi di lavoro e tra le incertezze di una carriera da giocatore e le sicurezze di un lavoro la scelta è stata facile.

Ho lavorato alle Poste dal 2009 al 2016 e soltanto da maggio 2017 ho approcciato nuovamente il poker, stavolta da professionista.

In passato non lo vedevo come un possibile sbocco quanto piuttosto come un mezzo per arrotondare con qualcosa che, in fondo, era una mia grande passione.

Da quando ho scelto il lavoro mi sono completamente distaccato dal gioco e forse questo è stato un bene, perché ritornandoci ora mi sono evitato anni e anni di storture che avrebbero potuto fissarsi nel mio B-C game con conseguenze catastrofiche

Ho deciso, tra l’altro, di approcciare una disciplina a me sconosciuta fino a quel momento (i tornei MTT) dopo una late giocata fuori posizione su Simone (Speranza ndr.)…

Dopo quell’esperienza mi son detto: ‘se vuoi tirar fuori qualcosa dal gioco è meglio che ti metti sotto’.

Mi fece passare un’ora d’inferno, credo fosse al Day2 del Sunday Evening: il giorno dopo gli ho mandato la mia candidatura che al periodo era head coach e nel giro di 10 giorni sono entrato nel suo gruppo di lavoro.”

Una nuova vita

Lo ammetto, ho avuto una fortuna pazzesca col timing.

Ho incontrato Simone agli albori dello studio della GTO in Italia, quindi ho potuto vivere la rivoluzione tecnica degli MTT in prima persona, perché rientravo nella categoria di quei reg che si era formato nel ‘ghetto’ del ‘punto it’, con uno stile di gioco che mal si rapportava con le teorie ottimali diciamo.

Nel gruppo di studio, già ai tempi di Poker Magia, è sempre stato chiaro quanto fosse importante rendersi conto del field con cui ci si misurava.

Ovvero un field che si auto-coachava e che sotto certi aspetti diventava iper-exploitabile: bisognava trovare soluzioni alternative insomma.

Il fatto di aver smesso completamente di giocare mi ha trasformato in un libro bianco su cui scrivere pagine nuove, non c’è stata la fase in cui ho dovuto decostruire il mio gioco per ricostruirne uno nuovo. E poi Nicola (Valentini ndr.)

Confrontarmi con lui, specialmente all’inizio, mi è servito tantissimo per superare il periodo di passaggio dal posto fisso al lavoro di poker player.

Cosa è cambiato rispetto ai primi anni in cui giocavo? Alcune dinamiche che prima venivano sottovalutate ora vengono studiate in modo approfondito. Il field, in generale, è riuscito a comprendere come il gioco sia più complesso di quel che si pensava e tutt’oggi continua ad evolversi.”

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Il rush decisivo

Il 2017 è stato un anno senza risultati, ma il pacchetto con Simone è stato il level up tecnico che mi serviva.

L’anno successivo sono arrivate affermazioni in quasi tutti i major ‘punto it’: due Special, due Explosive, due HR di 888 e il Sunday Big sempre sulla stessa room, un HR su Stars e alcuni eventi delle Series…

E’ successo tutto nel giro di un anno e mezzo: da aprile 2016 ho deciso lasciare le Poste ma già l’anno successivo sono andato incontro a dubbi esistenziali sulla bontà della mia scelta.

E’ stato un cambio che ho fortemente voluto anche non sapevo come l’avrebbero presa le persone che mi circondando (famiglia, amici).

Per 5/6 mesi ho avuto grossi problemi col mental game per questa ragione, ma dalla scorsa primavera le cose sono cambiate e ho ripreso tutto con rinnovata serenità.

La fiducia delle persone care è stata determinante per poter fare il passo decisivo e ora sono le prime a dirmi che questa è la mia strada.”

E voi che esperienze avete con l’essere “accettati” come giocatori da parenti ed amici? Scrivetecelo lasciando un commento sulla nostra Fanpage!

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