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Stefano Atzei

Stefano Atzei

La provocazione di Alessio Pini: “I deal nel poker? Li abolirei, non ti fanno crescere”

Lo strano caso del deal a 9 alla pari all’evento inaugurale delle Series è stato anche una buono spunto per affrontare la questione “deal” da una prospettiva differente.

Il tutto nasce da uno scambio di battute con il coach MTT Alessio “Alecigna” Pini, che sugli accordi nei tornei di poker ha un’opinione ben precisa…

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La prospettiva di Alessio Pini

A mio parere i deal non hanno senso perché snaturano il gioco e quel che si può imparare da esso.

Alcune delle mie conquiste in termini di conoscenza ICM sono equivalse a dei bei pali in faccia, per non parlare dell’adrenalina che solo un bel tavolo finale ti può dare.

Negarsi la possibilità di giocare un tavolo importante non fa bene a chiunque voglia fare di questo gioco un lavoro. La crescita di un giocatore passa inevitabilmente dal fare esperienza in queste situazioni.”

Il senso di un deal

Se per un attimo lasciassimo da parte la convenienza economica che sta dietro allo stipulare o meno un accordo ed analizzassimo il tutto soltanto dalla prospettiva del gioco, è inevitabile notare come questo risulti snaturato, privato della sua stessa essenza.

Proprio nel momento in cui si è chiamati a far la differenza, dove il peso degli errori si sente enormemente, la tensione scema si va tutti a casa felici e contenti.

Forse un po’ più ricchi dal punto di vista economico ma sicuramente più poveri da quello emozionale o esperienziale.

La via di mezzo

Secondo coach Rino Fusco il punto di vista di Alessio è sicuramente da considerare, ma nel pentolone occorre metterci qualche ingrediente in più e alla fine il buon senso sembra essere la scelta migliore:

“In parte sono d’accordo, in parte no, perché non dobbiamo far l’errore di considerare soltanto regular o professionisti, ma anche (e soprattutto) gli occasionali.

Immagino un amatore che arriva al tavolo finale tanto agognato e che non vede l’ora di godersi i soldi senza dover stare lì in tensione a giocarsi migliaia di euro in poche mani.

Il deal avvantaggia l’occasionale rispetto al reg, perché chiaramente un errore fatto in un final table rispetto ad un’altra fase del torneo pesa decisamente di più, di conseguenza abolirli significherebbe far pendere eccessivamente la bilancia in favore dei professionisti, che sono già avvantaggiati dal fattore re-entr

Un occasionale che si da un budget per la giornata o entra in un torneo via satellite, non farà mai un re entry o perlomeno di penserà bene prima di farlo.

A parte questo è verissimo che la fase finale va studiata e si tratta anche di uno studio molto complesso: non fare esperienza da questo punto di vista è penalizzante per chi ambisce a fare il professionista.”

L’altro estremo

Per quanto d’accordo sul discorso relativo alla formazione e all’importanza del viversi le fasi più calde di un torneo, coach Emanuele Monari non ha dubbi sulla questione:

Se consideriamo che ai tavoli ci sono molti giocatori che lavorano e che magari si trovano per 12/14 ore filate di fronte al monitor, è legittimo pensare che alle prime luci dell’alba si cerchi di portare a casa qualcosa piuttosto che sudare ulteriormente puntando alla crescita.

E’ innegabile che si tratti di fasi dove si può imparare tantissimo, ma è anche vero che molti sentono di non dover imparare nulla più di quanto già sanno, anche questo è da sottolineare.

E voi da che parte state: abolireste i deal per non alterare l’essenza del gioco o la possibilità di fare un accordo è la scelta migliore per tutti?

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