La GTO è l’equivalente della Bibbia per i cristiani.

Un punto di riferimento incompleto e puramente teorico, da interpretare più che da seguire alla lettera, ma funzionale allo scopo: diventare dei giocatori (o dei fedeli) migliori.

Nessuno si sognerebbe mai di seguire i precetti del Signore (o presunto tale) alla lettera, si tratterebbe di fanatismo fine a se stesso, così come non avrebbe senso giocare una GTO perfetta contro un field impreparato che presenta degli sbilanciamenti evidenti da cui si può trarre vantaggio.

A cosa serve quindi una teoria matematicamente corretta per approcciare un gioco in cui i nostri avversari, fatti come noi di carne ed ossa, nella maggior parte dei casi non si avvicineranno nemmeno all’equilibrio?

GTO – Cenni storici

Tutto cominciò nel XVII secolo, quando i francesi Pierre de Fermat e Blaise Pascal si trovarono a scambiarsi delle missive sul calcolo delle probabilità nei giochi d’azzardo.

In quegli anni, specialmente tra le fasce più abbienti ma anche tra la gente comune, il gioco era parte integrante della società.

Il poker però arriverà più tardi, tanto che la prima testimonianza scritta su un gioco che prevedeva 4 giocatori e un mazzo da 20 carte compare soltano nel 1843, quando l’americano G. B. Zieber scrisse un trattato su “l’arte e la miseria del gioco d’azzardo”, raccontando di come il gioco si stesse diffondendo da New Orleans lungo tutto il Mississipi.

La prima volta che viene usata l’espressione “teoria dei giochi” risale invece agli anni ’20 del XX secolo, grazie al matematico francese Emil Borel che si occupò dei giochi a somma zero nel suo “Théorie des jeux”.

Bisogna attendere il 1944 per assistere alla nascita della teoria dei giochi intesa in senso moderno: “Theory of Games and Economics Behavior“, firmato J.V.Neymann e O.Morgenstern, i quali provavano a far rientrare all’interno di schemi matematici i comportamenti umani quando la loro interazione comporta una vincita/perdita o lo spartirsi una qualcosa.

A rompere gli indugi però ci pensa il matematico John Nash, premio nobel per l’economia nel 1994 proprio grazie ai sui studi di matematica applicata alla teoria dei giochi.

E’ proprio sull’equilibrio individuato da Nash che si fonda la Game Theory Optimal (GTO), il modo matematicamente più corretto per approcciare un gioco a somma zero come il Texas Hold’em.

La GTO applicata al poker

In un gioco dove tutti gli avversari conoscono perfettamente le regole e riescono ad adattarsi via via alle mosse degli avversari (attuando sempre la contromossa migliore), l’unico modo per non perdere nel lungo periodo attuare una strategia perfettamente bilanciata e quindi unexploitable.

Lo studio della GTO ci consente quindi di elaborare una strategia di difesa più che d’attacco (con strategia si intende l’insieme delle mosse attuate da un giocatore), perché in un gioco come il poker in formato torneo, in cui preservare lo stack è l’aspetto più importante di tutti, prima di attaccare (e provare quindi a vincere delle chip agli avversari) occorre sapersi difendere.

Lo studio “GTO” del gioco infatti, parte dalle dinamiche più importanti in termini di EV (valore atteso) per poi estendersi a tutte le altre sfaccettature del gioco, più complesse e più rare (che spostano quindi meno in EV perché meno frequenti di altre).

Per capire la GTO applicata al poker bisogna cambiare punto di vista: non occorre considerare solamente le nostre carte in relazione a quelle avversarie (come si faceva un tempo) ma bisogna considerare l’intero ventaglio di mani (range) che possiamo avere data una certa posizione al tavolo/stack/fase del torneo contro quello di un nostro ipotetico avversario, nelle varie strade di gioco.

Una volta stimati i range in gioco, sia il nostro che quello dell’avversario, si analizzano le board texture (le varie configurazioni di carte comuni presenti tra flop, turn e river) e in base a queste si stimano (in frequenza) le mosse da fare. Gli intenti principali sono 2:

  • Non esporsi ad exploit.
  • Trarre il massimo vantaggio dalla situazione.

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GTO vs Exploitative play? Una barzelletta!

La GTO non in assoluto la strategia più vincente anzi, non è nemmeno una strategia in senso stretto.

Studiare GTO significa semplicemente studiare il gioco e attraverso lo studio, acquisire consapevolezza di cosa è lecito (o meno) fare per trarre un vantaggio sui nostri avversari.

Per anni abbiamo sentito parlare della dicotomia GTO/Exploitative play, come se si trattasse di due cose opposte: niente di più falso.

Chi si riempie la bocca etichettandosi come “exploitative player” senza aver mai aperto un solver, semplicemente prova a mettere in atto strategie dettate dall’esperienza senza davvero possedere una conoscenza solida della toeria del gioco.

Sfatiamo quindi un mito: non esistono i “GTO player”, quanto quelli che studiano il gioco e provano a migliorarsi attraverso lo studio e quelli che rimangono fermi nelle proprie convinzioni e passano solo al lato pratico.

Ricordiamoci sempre che nessuno, nella realtà, giocherà mai una GTO pura per il semplice fatto che non siamo dei computer.

Quel che possiamo fare invece, grazie allo studio della GTO, è venire a conoscenza delle linee ottimali da tenere nelle varie situazioni per poi adattare la nostra strategia alle informazioni che abbiamo sui nostri avversari (o sul field in generale), così da deviare nel modo corretto per incrementare la nostra EV.

Almeno finché l’avversario non avrà elaborato una contromossa efficace

Quel che in passato era soltanto una lotta tra “livelli di pensiero” si è trasformato in qualcosa di più sofisticato e misurabile: adattamenti e contro-adattamenti vengono effettuati in base a qualcosa di meno vago rispetto alla sensazione del momento.

Deviare dalla strategia ottimale può portare sì dei grossi vantaggi, ma per farlo bisogna conoscere la teoria. Per bene.



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